Italia
Biologico, meno carne e niente bottigliette
Le indicazioni di mamme e papà per il nuovo appalto sulle mense scolastiche. «Ma dal Comune non sono arrivate risposte»
MASSA. No all’acqua in bottiglia, sì al cibo biologico, meno scarti, più frutta e verdura e costi razionalizzati.
Sono queste alcune delle richieste che i genitori della commissione mensa di Massa (CMS) hanno presentato al sindaco Alessandro Volpi lo scorso 14 aprile, con l’obiettivo che qualcuno esamini le loro proposte e dia risposte in tempo per l’avvio del nuovo anno scolastico. Così non è stato: il documento della commissione pare essersi perso nei cassetti dell’amministrazione comunale e i genitori, che mettono sul tavolo la sfida più importante per la salute dei propri figli, hanno deciso di rinfrescare la memoria al primo cittadino. «La richiesta - spiega intanto Giulio Milani, segretario e componente della CMS- era stata formulata al Comune affinché ne tenesse conto nell’elaborazione del nuovo capitolato d’appalto per il servizio mensa. La prima difficoltà che in precedenza incontrammo, poi rivelatasi insormontabile, fu che ben poco del menu poteva essere modificato in quanto ogni forchettata era blindata nel contratto siglato tra Cir e Comune sulla base del capitolato con cui l’azienda aveva vinto l'appalto. Adesso però siamo in un momento cruciale, ovvero il rinnovo dell’appalto e noi genitori vorremmo incidere sul processo decisionale in corso».
Acqua. I genitori chiedono che venga eliminata l’acqua in bottiglia dalle mense scolastiche, sia perché si abbatterebbero i costi, stimati in circa 45mila euro all’anno, sia perché viene considerata diseducativa nei confronti degli scolari che così pensano sia migliore di quella dell’acquedotto: «Sappiamo che sono stati i genitori a volere l’acqua in bottiglia gli anni passati - ammette la commissione - ma i tempi cambiano e oggi sappiamo che quella dell’acquedotto, oltre ad essere più controllata, non inquina, con un risparmio di emissione di CO2 pari a 257010,00 kg».
Il biologico. Fondamentale che diventino biologici tutti i derivati animali, carni, uova, latticini, che sono i più soggetti a prodotti inquinanti: «Il menu vigente - scrivono i genitori al sindaco - è superiore nei quantitativi di carni consumate rispetto alle linee guida della Regione Toscana per cui, diminuendo le quantità, forse arriveremmo a coprire i costi maggiori del biologico».
Menù. Adeguare i menù alle nuove linee guida della Regione Toscana, sia per quanto riguarda i quantitativi, sia per quanto riguarda la loro composizione. Secondo i genitori risultano presenti nei menù attuali diversi errori, ad esempio la carne due volte nello stesso pasto, tra primo e secondo; «inoltre sono presenti alcune pietanze di scarsissimo gradimento da parte dei bambini - dicono i genitori - che producono numerosi sprechi, senza contare che a volte i bambini non mangiano e restano digiuni».
Sfrutta la frutta. È un progetto che prevede di togliere la merenda portata da casa e di proporre all’alunno anzi la frutta che spesso non viene consumata: «I ragazzi potrebbero così consumare una merenda buona e che non li appesantisce - dice la commissione mensa- mentre il soldino risparmiato per comprare la merendina al cioccolato potrebbe essere dato all’alunno per un progetto benefico che aiuti altri bambini, nell’adozione a distanza, ad esempio, o per l’acquisto di uno strumento per l'ospedale dei bambini».
Scarti. I genitori negli anni avevano già potuto constatare che sul prodotto diviso in porzioni non esiste possibilità di recupero. Inoltre è complicato, almeno così pare, intervenire sulle stesse porzioni, affinché non ci sia troppo spreco. «In pratica- si legge nel documento consegnato al sindaco - siamo obbligati a proporre il cibo a tutti gli alunni, nelle stesse quantità, a volte esagerate e senza tener conto delle diverse fattezze, o delle loro reali esigenze fisiche».
La proposta della CMS viene ripresa da una sperimentazione seguita da molte scuole del nord Europa: «Cambiare il sacco dei rifiuti da nero a trasparente e far sì che siano i ragazzi a svuotare il proprio piatto, così da rendersi conto dello spreco, per poi evitarlo. Questo metodo apporta riduzioni dal 18-25% già dal primo mese. Inoltre bisognerebbe prevedere nell’appalto che la parte di cibo non sporzionata e deperibile fosse donata ad associazioni di volontariato, che si occupino della distribuzione ai più bisognosi. Per il cibo non immediatamente deperibile, come pane, frutta, yogurt e budini, dovrebbe essere data la possibilità di portarlo a casa». Un vero vademecum, quindi, affidato dai genitori nelle mani del Comune.
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