La protesta
Terremoto in Lunigiana un anno dopo, aspettando i soldi
È passato un anno ma le ferite non si sono affatto rimarginate. A Casola 89 famiglie delle 104 sfollate sono ancora fuori dalla propria abitazione. A Fivizzano sono ancora 200 le persone che non hanno potuto rientrare nella loro casa. Danni per milioni, privati in ginocchio
LUNIGIANA. Un anno fa, il 21 giugno 2013, una scossa di terremoto di magnitudo 5,2, epicentro Minucciano in Garfagnana, devastò anche la Lunigiana. In particolare Casola e Fivizzano ma con edifici colpiti anche in altri comuni limitrofi. Centinaia di persone fuori casa, un po' da amici e parenti, un po' nelle tendopoli allesttite prontamente dalla protezione civile.
E' passato un anno ma le ferite non si sono affatto rimarginate. A Casola 89 famiglie delle 104 sfollate sono ancora fuori dalla propria abitazione. A Fivizzano sono ancora 200 le persone che non hanno potuto rientrare nella loro casa. Danni per milioni, privati in ginocchio.
FOTO-CONFRONTO Il terremoto in Garfagnana e Lunigiana un anno dopo
I soldi? Dei 21 milioni chiesti dalla Regione allo Stato solo pochi giorni fa ne sono stati sbloccati 5. E c'è tempo solo fino al 30 giugno 2014 per fare la domanda: sono soldi destinati alla ristrutturazione di prime case. «E rimaniamo fiduciosi in attesa che presto arrivi un'altra buona notizia - commenta il sindaco di Fivizzano Paolo Grassi -: il Governo sta lavorando per trovare i 16 milioni rimanenti per completare tutti gli interventi. Per noi sono vitali». Al bando hanno accesso i privati che devono inviare domanda al Comune, l'istruttoria sarà poi seguita dalla Regione che girerà le risorse alle varie amministrazioni. L'ordinanza è stata pubblicata on-line ed è relativa appunto ai criteri e modalità di assegnazione dei contributi per il ripristino delle abitazioni danneggiate.
Ma le vere ferite ai paesi non sono quelle di immagine, ma quelle che sono ancora dentro le case. Ha ragione il sindaco di Casola Roberto Ballerini: «Da fuori non ti rendi conto di nulla o quasi - dice - Non c'è danno di immagine, non siamo il paese del terremoto per chi viene a godersi la natura e i paesi storici. È solo quando entri nelle case che ti rendi conto". Degli sfollati, che erano 104 nuclei familiari all'indomani del sisma, fuori casa rimangono ancora in 89. Residenti veri, non seconde case.
«E sono quasi tutte famiglie composte da una sola persona anziana - illustra il primo cittadino - che magari si trova a occupare una enorme casa padronale. Una quindicina li abbiamo fatti rientrare da poco. Poi in questi giorni firmeremo nuove ordinanze: inizia la stagione dei lavori e contiamo di riportarne a casa altri prima che torni l'inverno». Una casa su tre ha avuto danni, sul migliaio sparse nei piccoli borghi senza tempo. Numeri enormi. «Soprattutto in un territorio ampio e molto fragile e praticamente privo di economia - ricorda Ballerini - Non ci sono industrie, non c'è artigianato, non c'è nessun presidio che crei ricchezza. È una debolezza che si aggiunge alla debolezza questa, che rende faticoso due volte uscire da questo contesto».
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