Il Tirreno

Feriti sul cestello crollato all’ospedale: tre sotto processo

Il drammatico racconto del tecnico Asl trafitto da un palo e imprigionato per ore. Un caso di sicurezza non rispettata

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MASSA. Erano saliti sulla piattaforma-gru per controllare lo stato dei lavori sul tetto dell’ospedale; e anche per fare verifiche sulla sicurezza del cantiere. Ma di sicurezza, evidentemente, non ce n’era a sufficienza: la piattaforma cedette e si schiantò contro il muro dell’edificio vicino.

A sei anni quell’episodio drammatico e doloroso – una vera “strage sfiorata” – , è iniziato ieri i tribunale il processo per lesioni gravi colpose a carico dei titolari della ditta che stava effettuando i lavori e dell’operatore della piattaforma. L’incidente avvenne la mattina del 10 aprile 2008 all’ospedale vecchio di Massa. La piattaforma, mossa a da un braccio telescopico, cedette e si schiantò contro la parete dell’edificio. Nel cestello della piattaforma c’erano tre persone: Rosa Mistica Cattaneo, oggi 48 anni, architetto, dipendente dell’Asl nell’Ufficio tecnico; Mauro Balloni 71 anni, anch’egli dipendente Asl, tecnico del settore manutenzione; Saturnino Muccelli, 56 anni, livornese, operatore che muove la piattaforma e dipendente della società Apige, la ditta che stava effettuando lavori di rifacimento del tetto del reparto di Radiologia, danneggiato da una tromba d’aria. I due tecnici dell’Asl dovevano verificare lo stato dei lavori, capire se era tutto a posto. La piattaforma, mossa da un braccio mobile tipo gru e fissata al terreno con 4 zampe telescopiche, sale fino al tetto, circa 10 metri di altezza. L’architetta scatta diverse foto, l’operatore sposta il cestello di lato, per consentire ai tecnici un diverso punto di osservazione. A quel punto, l’incidente: la piattaforma perde l’equilibrio, il braccio si inclina paurosamente e la piattaforma va a schiantarsi contro il muro dell’edificio vicino. La Cattaneo e Muccelli possono dirsi fortunati: finiscono in una finestra. La donna riporta la frattura di una mano e la perdita di una falangetta; il manovratore se la cava con ferite al volto e alla fronte. Balloni, invece,finisce incastrato fra la piattaforma e il muro dell’edificio. Una sbarra di ferro gli entra nella natica, provocando una grave emorragia interna; ha il bacino fracassato e resterà imprigionato per un’ora e mezza. Lotterà per un mese tra la vita e la morte, subirà un calvario di 9 medi di ospedale e ancora oggi ha notevoli difficoltà a camminare.

Davide Cavalli ed Enza Cavallini, titolari della Apige di Livorno; e lo stesso Saturnino Muccelli, che manovrava il cestello, sono ora accusati di lesioni gravi colpose e per non avere rispettato le norme di sicurezza. Parti civili sono l’Asl, e le due vittime: l’architetta Rosa Cattaneo e Mauro Balloni, questi ultimi ascoltati nell’udienza di ieri davanti al giudice Fabrizio Garofalo.

Testimonianze drammatiche le loro, che hanno ricostruito fotogramma per fotogramma l’incidente. Ma che hanno anche evidenziato alcuni aspetti che – è facile aspettarselo – saranno utilizzati dagli avvocati difensori a loro favore. Sia l’architetta, sia il tecnico hanno infatti ammesso di non sapere la piattaforma poteva sopportare in sicurezza il peso di tre persone; e hanno affermato di non avere mai effettuato corsi di sicurezza specifici sull’uso di quel tipo di piattaforme. Il processo, alle prime battute, si impernia proprio su questo: stabilire se la piattaforma era “sicura”, se fu ben manovrata e se tutte le norme di tutela dei lavoratori furono rispettate.

Claudio Figaia

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