Sicurezza
Riorganizzazione Don Gnocchi, «per i pazienti è un vero caos»
Claudio Mirabella frequenta il centro da nove anni e ora si lamenta del cambiamento in atto: «Sostituzione di fisioterapisti dopo anni di cure, macchine che mancano, disagio e stress»
MASSA. Da una parte la Fondazione Don Gnocchi che difende la riorganizzazione del polo riabilitativo, dall’altra i dipendenti convinti che quella riorganizzazione leda i loro diritti. E nel mezzo ci sono loro, i veri protagonisti del cambiamento: i pazienti.
Claudio Mirabella, livornese, è uno di loro. Frequenta il centro Don Gnocchi di Marina di Massa da 9 anni, lo ha sempre considerato un’eccellenza: «È l’unica struttura in cui è possibile “frequentare” percorsi riabilitativi di differenti tipologie». E, per chiarire, fa un’esempio: «Non c’è solo la fisioterapia in stanza, ma anche la riabilitazione in acqua, in piscina».
Claudio si è sempre sottoposto alle terapie in regime di ricovero, quest’anno, invece, i cicli di cura sono in day hospital: «Conosco bene il polo e posso dire che il cambiamento in atto non comporta alcun vantaggio per il paziente». Poi si corregge: «Anzi, un vantaggio c’è: tutti gli spazi per le terapie sono sullo stesso piano, almeno per chi è in day hospital. Ma per il resto - rincara - non funziona nulla».
Fondazione Don Gnocchi spiega che «il nuovo protocollo riabilitativo rimodula il servizio rendendolo ancor più efficace, grazie al contributo di una pluralità di figure professionali. Si tratta di un approccio multidisciplinare - aggiunge - impostato in modo personalizzato e mirato a rispondere ai bisogni reali».
Claudio Mirabella non è d’accordo: «È un vero e proprio caos - scrive - non soltanto per i 15 minuti che il paziente si ritrova a fare in meno su ogni terapia prescritta (la seduta riabilitativa è passata da un’ora a 45 minuti), ma un vero macello - questo il sostantivo usato - nell’organizzazione degli orari».
E disegna un quadro: «Persone non autosufficienti, in carrozzina, che si trovano a fare terapia fisica e di seguito terapia in vasca senza un minimo di intervallo per prepararsi e farsi trasferire da un reparto all’altro, con il disagio e lo stress di fare tutto in fretta per evitare di perdere troppi minuti di seduta. Stanze - continua Claudio Mirabella- con un numero insufficiente di macchine a fronte di più pazienti.Succede così, ad esempio, per sottoporsi alla tens».
E ancora: «Fisioterapisti che si sono trovati da un giorno all’altro cancellati pazienti che trattavano da anni. A me, dopo una settimana in day hospital con lo stesso professionista, ne è stato assegnato uno nuovo».
Il paziente livornese ammette di aver pensato ad uno spostamento: «Sto valutando se interrompere le cure, così organizzate - rincara - non portano nessun beneficio». Disagi, quindi secondo Mirabella, vero anche che i cambiamenti richiedono tempo e le fasi di transizioni sono sempre le più delicate.(C.S.)
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