Il dolore
«No al depuratore del percolato»
L’Anpil Lago di Porta chiede lumi alla Regione e ai Comuni
MONTIGNOSO. Il Comitato di gestione dell'Area Naturale Protetta di Interesse Locale "Lago e Rupi di Porta" ha inviato un dettagliato contributo istruttorio alla Provincia di Massa Carrara in merito alla presentazione, da parte della SIMAM S.p.A., di un progetto per la realizzazione di un depuratore mobile nella discarica di Cava Formnace.
Anpil chiede di effettuare la Valutazione di Impatto Ambientale e la Valutazione di Incidenza previste dalla normativa di riferimento per garantire la salvaguardia di un'area naturale di grande pregio ambientale.
Diversi i motivi. Intanto, si sostiene, «la discarica e l'eventuale depuratore sono situati al confine con l'area naturale protetta, che la Regione Toscana ha riconosciuto come "Sito di importanza regionale (SIR)" ed il Ministero dell'Ambiente e l'Unione Europea hanno congiuntamente individuato come "Zona di protezione speciale (ZPS)" ».
Inoltre «in passato il Ministero dell'Ambiente aveva più volte escluso in riunioni e comunicazioni ufficiali la possibilità di aumentare le attività all'interno della discarica, raccomandando invece la sua rinaturalizzazione e la sua riqualificazione ambientale».
Per l’Anpil poi gli studi geologici hanno dimostrato che i 2 sistemi acquiferi presenti uno nella zona della discarica e l'altro nella piana alluvionale sono distinti e andrebbero escluse, quindi, reciproche influenze.
«Gli enti competenti hanno rilasciato l'autorizzazione all'esercizio della discarica con la prescrizione dell'allontanamento del percolato per il quale ora viene chiesto il depuratore in loco, richiesta che, modificando sostanzialmente l'autorizzazione, necessita di essere analizzata con l'intero iter procedurale - si rileva - Un ipotetico inquinamento del Lago di Porta, che è un'area di ricarica della falda acquifera, tramite la Fossa Fiorentina andrebbe appunto a finire nella falda e da lì nei pozzi e nelle acque del mare attraverso il Fiume Versilia».
Per Anpil anche la normativa nazionale, in assonanza con quella comunitaria, esclude la possibilità di ampliamento di impianti di trattamento dei rifiuti nelle Zone di Protezione Speciale e in zone vicine con ripercussioni sulle stesse.
«A livello procedurale non è chiaro a) perché la richiesta sia stata presentata dalla SIMAM S.p.A., che è la ditta fornitrice dell'impianto, e non invece dalla ditta che gestisce la discarica e b) perché la richiesta sia stata indirizzata alla sola Provincia di Massa Carrara e non alla Regione Toscana dal momento che la discarica si trova sia nel Comune di Montignoso che in quello di Pietrasanta e che l'impianto interesserà più il Comune di Pietrasanta e quello di Forte dei Marmi che quello di Montignoso pur essendo situato in quest'ultimo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
