Italia
Lavoro per due anni, l'operaio Fermet scende dal silos
Adamo Alberti ha cessato la sua protesta. Garanzie anche per un incontro al consiglio dei ministri
CARRARA. Alle 11,45 si decide a scendere dal silos dell’area Fermet: Adamo Alberti, ha avuto la garanzia che da oggi avrà due anni di lavoro sicuro. Che significa il ritorno di uno stipendio. La sua protesta non è rimasta inascoltata, la sua richiesta di parlare con Renzi o con qualcuno del suo staff, approderà la prossima settimana ad un incontro a Roma con rappresentanti del consiglio del ministri, per l’intera vertenza Fermet. Alberti dopo 24 ore a 26 metri di altezza, e una notte trascorsa a guardare le stelle, con il conforto dei compagni di lavoro che hanno dormito in auto sotto il silos, ora è tornato a casa, dalla moglie e dai figli.
«Mia moglie quando sono tornato in casa mi ha detto, “ma sei un po’ fuori di testa”. Si era meravigliata della forma di protesta che avevo deciso di attuare, salendo sul silos, perché non è da me fare certe cose. – racconta – Ma io volevo ottenere qualcosa di concreto. Dopo lo sciopero dela fame, si lavorava due giorni e poi 15 giorni a casa. Ora per due anni io e i miei compagni avremo lavoro, poi si vedrà. Se Dio vuole, torna lo stipendio. Per questo mese tirerò ancora la cinghia, ma da domani (oggi. ndr.) si fa manutenzione nel sito». Alberti con altri 4 dipendenti di Fermet Servizi (più uno distaccato a Viareggio) ha avuto la cassa integrazione in deroga, ma i soldi non sono per ora arrivati. A luglio dovrebbero essere erogati quelli di novembre e dicembre scorsi. «Finora ci ha aiutati mio suocero».
Mercoledì mattina quando è sceso dal silos, fra coloro che gli hannoi stretto la mano, c’erano anche le forze dell’ordine che sono andate oltre il loro compito istituzionale, prendendo a cuore la vicenda di questo operaio, padre di famiglia. Infatti, all’esito positivo della vicenda ha concorso anche la negoziazione intercorsa con il comandante della stazione carabinieri di Avenza, e il colloquio con gli uomini del commissariato. «Ringrazio tutti quelli che si sono prodigati per darci una mano». Parla per sè e per i colleghi di lavoro.
Come ha trascorso la notte in cima al silos? «Mi avevano dato una imbragatura per sicurezza. Un materassino, delle coperte. Sono stato una meraviglia, c’era un’arietta...». Parla rilassato, finalmente a casa. «Mi ero fatto un mezzo capanno con del nylon in caso fosse piovuto, mi avevano fatto avere anche un ombrello. Pensavo: “speriamo che vada tutto a buon fine”. Pensavo a mia moglie, ai mie figli. Eh, a 56 anni trovarsi in una situazione così... Se Dio vuole domani torno al lavoro, spero che la situazione nella stabilimento si risolva, ce ne sono altri, di operi, nelle mie condizioni». Si commuove: «Quando uno prova sulla propria pelle certe cose, capisce il dramma di tante famiglie, ci si sente mancare la dignità; manca tutto quando uno si sente in forze per dare ancora tanto, e invece non ha il lavoro». La notte è trascorsa così: lui lassù, i colleghi Renzo Puntelli e Luigi Giaiacopi sotto al silos, nelle loro auto. E ogni tanto passavano le forze dell’ordine a controllare. Adamo non è mai stato solo.
Mercoledì 17 in prefettura all’incontro erano presenti il vice prefetto, il vice sindaco Vannucci, il sindaco di Massa Volpi, rappresentanti sindacali, operai Fermet, compreso Alberti, il liquidatore. «Andremo con la Fiom e una delegazione di lavoratori del gruppo Fermet alla presidenza del consiglio. – spiega Puntelli – Giovedì con l’imprenditore Emanuale Ricciardi ci sarà un incontro in fabbrica per i 9 lavoratori dellaLogistica che a fine mese rischiano il licenziamento. Per noi di Servizi il liquidatore ha garantito due anni di lavoro. Valutazioni in corso per i 15 operai della Sgi in cassa straordinaria fino a settembre».
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