Sicurezza
Crisi alla Globaljig in ventotto rischiano il licenziamento
L’azienda ha comunicato l’avvio della procedura di mobilità Domani in prefettura l’incontro sulla vertenza
MASSA CARRARA. Si accende un'altra vertenza nel territorio massese, quella della Globaljig International, azienda produttrice di attrezzature per le carrozzerie sita nell'Aurelia, a due passi dalla Fermet, che dava lavoro a 28 persone.
Lunedì sera è arrivata la comunicazione ai sindacati della cessazione dell'attività e adesso per i ventotto dipendenti si apre la strada della mobilità.Ventotto famiglie per le quali adesso il futuro diventerà un'incognita. La storia della ditta risale al 1982, quando venne fondata la “Bbm”, dalle iniziali dei vecchi proprietari. Poi nel 2003 subentra l'attuale proprietario, Giuseppe Bellini, che per due anni manda avanti la produzione in affitto e poi nel 2005 acquista l'azienda trasformandola in Globaljig International. Dei 40 dipendenti iniziali ne rimangono 35, tra pensionamenti e ricollocamenti. La produzione va avanti spedita fino all'inizio della crisi che rallenta le vendite. Nel 2010 Bellini attua una strategia imprenditoriale, quella di ampliare il mercato, diversificando la produzione.
Fino ad allora produceva infatti solo banchi dime – la maschera delle auto. Non avendo macchinari e risorse economiche crea una nuova società con la Cpl Security Srl – azienda specializzata nella produzione di mobili metallici, armadi di sicurezza ed ignifughi, casseforti, casse antirapina e porta fucili - dando vita alla Wmec Srl, che lavorava anche per conto terzi. La commesse tuttavia continuano a diminuire, a causa delle crisi, e intanto iniziano a perdersi alcuni dipendenti. Nel 2012 Bellini riacquista tutte le quote e torna la Globaljig International, con il suo iniziale ramo di produzione. I dipendenti sono diventati nel frattempo 28, ma ormai è tutta una discesa. Inizia la cassa integrazione ordinaria per una quindicina di operai, quelli nel ramo della produzione, che va avanti per un anno. A dicembre dello scorso anno è iniziata quella straordinaria, ma lunedì, appunto, arriva la brutta notizia: la ditta chiude, tutti a casa. Ventotto i posti a rischio.
«È l'ennesimo tassello che si apre nella storia del lavoro apuano – commenta Luisa Pietrini, segretaria provinciale Fiom Cgil – L'ennesima ditta che chiude, l'ennesimo gruppo di lavoratori che si trova improvvisamente senza un impiego. Bisogna trovare il modo di creare un vero e nuovo piano di industrializzazione che porti lavoro sano in provincia, altrimenti continueranno ad aprirsi vertenze e i lavoratori saranno costretti ad arrivare a gesti estremi, come lo sciopero della fame o come, ancora peggio, il gesto dell'operaio della Fermet che ha messo a rischio la propria vita per quella della famiglia».
Giovedì pomeriggio si terrà un incontro in Provincia per capire se e che risvolto possa avere questa vertenza. I sindacati si augurano che il risvolto non sia drammatico. «Mi auguro che giovedì l'azienda abbia proposte valide – commenta Giancarlo Leorin, segretario provinciale della Uilm ed ex operaio della Globaljig - che portino a un futuro produttivo. Sta andando nuovamente in discussione un'altra fabbrica storica, un'altra fabbrica leader nel suo settore. Per quanto mi riguarda c'è anche un legame affettivo ma è anche una storia che si ripete uguale alle altre nel territorio».
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