Il Tirreno

Ripascimento bloccato, si spaccano i balneari

Chi ha lo stabilimento nella cella 3 chiede spiegazioni a Stefano Gazzoli: «Lui ha fermato i camion, ma noi siamo pronti a prendere provvedimenti»

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MARINA DI MASSA. Hanno fatto fronte comune - nonostante le immancabili scaramucce - per anni, hanno alzato insieme gli scudi perché i lavori antierosione, dopo i ripetuti stop, ripartissero e si concludessero una volta per tutte. Non si sono arresi, poi proprio mentre sta per essere scritto l’ultimo capitolo, eccola la spaccatura che segna e ferisce la categoria dei balneari. Con un effetto immediato: si interrompe il ripascimento nella cella 3 (la cella è una porzione di arenile delimitata da due scogliere). Per semplificare: dalla spiaggia Playa Loca allo stabilimento Pupa e Mocambo. E l’interruzione arriva dopo il gesto eclatante di Stefano Gazzoli, presidente di Riviera apuana: giovedì sera si mette di fronte ai camion ed impedisce che versino tonnellate di granelli sull’arenile. Lo fa perché ritiene che, dagli accordi presi con le istituzione, parte delle 2mila tonnellate di sabbia debbano finire anche nella cella 4 (compresa tra la stessa Playa Loca e la foce del Magliano) e non solo nella 3. I camion si fermano e arriva lo stop all’operazione.

Ma andiamo per ordine: i lavori strutturali - quelli a scogliere e pennelli - sono terminati. A metà settimana dal Magra arrivano 7,5mila tonnellate di sabbia per salvare i 12 bagni di Ronchi che non hanno più un granello e sono costretti a tenere “a riposo” gli ombrelloni. Trecento viaggi lungo il litorale: il ripascimento da quelle parti va a gonfie vele. Ma in ballo ce n’è anche un altro, più contenuto: le fatidiche 2mila tonnellate per le celle 3 (e 4?). Giovedì partono i camion, sono diretti alla cella 3. E scoppia il caos: il presidente di Riviera apuana ritiene che anche i “vicini” debbano ricevere sabbia, sostiene che così è stato deciso durante tavoli tecnici. Sceglie la strada della protesta e il ripascimento si ferma. La Provincia, che sui lavori ha la competenza, ribadisce di agire in base ad un progetto e di aver individuato- nel rispetto di quel progetto - le zone da ripascere. Il risultato è la spaccatura - di cui dicevamo all’inizio - della categoria con i titolari di stabilimenti all’interno della cella 3 «intenzionati a prendere provvedimenti per i gravi danni arrecati, i disagi e la perdita di immagine». Sono preoccupati e chiedono «rassicurazioni su quello che sarà il sostegno della associazioni di categoria - appunto- per tutti i prossimi lavori che attendono questa parte di arenile (la cella 3 ndr)». Non solo, spiegano che il ripascimento faceva seguito ad una serie di incontri tecnici:« Dopo due mesi di organizzazione congiunta tra amministrazione comunale, provinciale e tutti i tecnici pubblici e privati, gli stabilimenti di questo tratto di spiaggia (sempre la cella 3) stavano finalmente ricevendo quel ripascimento necessario per lo svolgimento della stagione. Nonostante tale opera pubblica fosse autorizzata e profondamente necessaria agli arenili e agli stabilimenti veniva impedito il legittimo svolgimento del ripascimento proprio dal presidente del consorzio Riviera Apuana, associazione di balneari». Il gesto di Gazzoli li meraviglia proprio perché «compiuto da un presidente di associazione. Anche perché questa azione - concludono - arriva il giorno in cui sono stati completati con successo i lavori dalla zona di levante fino al Poveromo (con le 75mila tonnellate di cui dicevamo)». Si consuma la frattura, dunque. E adesso i balneari hanno un altro problema con cui misurarsi. Oltre all’erosione. (C.S.)

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