Il Tirreno

«Le cave ai Bin Laden? È un buon affare»

di Alessandra Vivoli
«Le cave ai Bin Laden? È un buon affare»

Il fiscalista Giulio Andreani sta curando la trattativa per la Marmi Carrara: gli investitori stranieri porteranno posti di lavoro

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CARRARA. Fa discutere la possibile vendita a un gruppo arabo della metà delle azioni della "Marmi Carrara", la società che, insieme con le cooperative di cavatori, possiede la Società Apuana Marmi (Sam), cui fanno capo oltre un terzo delle cave di Carrara. Giulio Andreani è il professionista che, quindici anni fa, su incarico dell'Associazione degli Industriali, studiò prima l'aggregazione di un gruppo di imprenditori nella "Marmi Carrara" e poi l'unione di questi ultimi con le tre cooperative di cavatori, allo scopo di acquistare la Società Apuana Marmi dal fallimento della società Imeg, che poco prima era stato dichiarato dal Tribunale di Lucca. Da allora un bel po' di tempo è passato e Andreani è diventato uno dei maggiori esperti fiscali italiani, tant'è che nel 2009 gli e` stato conferito il Top Legal Award come fiscalista dell'anno, ed è oggi tra i pochissimi professionisti italiani "altamente consigliati" da Chambers, la bibbia degli studi legali internazionali pubblicata a Londra, e nello scorso mese di aprile è stato premiato a Milano come miglior difensore italiano del 2014in campo tributario.

Ciò nonostante, e anche se esercita sempre più la sua attività al di fuori della Toscana, è tuttora legato alla Marmi Carrara e ai suoi soci, che sta assistendo nella trattativa per la vendita di parte del pacchetto azionario di tale società al colosso industriale arabo che fa capo alla famiglia Bin Laden.

Qualcuno ha proposto una sorta di cordata apuana per impedire di lasciare cadere la "Marmi Carrara" in mani straniere. Cosa ne pensa?

«La storia insegna che lo sviluppo economico, il progresso e il miglioramento delle condizioni di vita in qualsiasi luogo sono stati alimentati dal libero mercato e da liberi scambi commerciali più che dai buoni propositi: si pensi, ad esempio, a cosa sono stati capaci di creare gli Stati Uniti nel ventesimo secolo e allo sviluppo registrato in Cina negli ultimi dieci anni. Pertanto alzare steccati e introdurre limiti ingiustificati non è mai conveniente. Occorrono certamente delle regole, chiare e stabili nel tempo, che devono tuttavia valere alla stessa maniera per tutti: per gli operatori stranieri come per quelli italiani. Penso al contrario che investimenti esteri di questo tipo possano essere utili al settore del marmo, perché possono favorire la valorizzazione dei materiali locali a livello internazionale, originando benefici generali. Oltre a dover considerare che chiusura chiama chiusura; pertanto se l'Italia si mostrasse ostile verso altri Paesi, questi potrebbero fare altrettanto con gli esportatori italiani, che sarebbero i primi a rimanerne penalizzati».

«In ogni caso, se vi è qualcuno che, per un malinteso senso patriottico, intende, memore del mormorio del Piave, sollevarsi al grido "non passa lo straniero", si accomodi pure, portando con sè un congruo assegno circolare; sono certo che gli attuali proprietari della "Marmi Carrara" lo riceveranno e ascolteranno volentieri. Chiunque fosse a cio` interessato avrebbe del resto potuto farlo anche prima di aver appreso dell'esistenza della trattativa in corso .

«Chissà perché una società, un'azienda o una casa diventa interessante soprattutto dopo che altri la hanno acquistata o stanno per acquistarla. Ricordo che quando nel 1999 venne acquistata, dal fallimento della Imeg, la Società Apuana Marmi, più di un imprenditore ritenne destinata all'insuccesso l'iniziativa promossa per la costituzione della "Marmi Carrara" e non vi aderì, salvo poi pentirsene. Ricordo inoltre che la prima asta fallimentare indetta per la vendita della Sam andò deserta e alla seconda partecipò solo la "Marmi Carrara" unitamente alle tre cooperative, nonostante che il prezzo stabilito dagli organi del fallimento fosse pari a meno di un terzo del valore già allora attribuibile a tale società. Eppure un imprenditore dovrebbe saper apprezzare l'intuito, la capacità di elaborare idee nuove e di attuarle, l'intraprendenza e la propensione al rischio ben calcolato».

Cosa pensa del dibattito che è nato proprio sulla trattativa in corso?

«Non so quale sia la posizione dell'amministrazione comunale, che non ha in ogni caso titolo per intervenire in merito al trasferimento del pacchetto azionario di una società privata. Mentre qualcuno mi ha riferito di alcune affermazioni del vicesindaco Vannucci, che mi sembrano ben poco responsabili, oltre che tutt'altro che spiritose e offensive nei confronti di un impresa che, essendo tra l'altro presente nel settore lapideo da molti anni, è ben conosciuta da tutti gli operatori e dovrebbe esserlo in particolare da chi, come il vicesindaco, è anche assessore al marmo. Ma vi è anche un motivo "tecnico" che rende gravi tali dichiarazioni».

Quale?

«Oggi in Italia vi è` bisogno soprattutto di nuovi investimenti, perché solo grazie a essi potranno essere creati nuovi posti di lavoro. In questa situazione i buoni amministratori cercano di attrarre nuovi investitori in tutti i modi possibili: costruendo infrastrutture, migliorando i servizi pubblici, riducendo le tasse, erogando contributi ad hoc per l'acquisto di beni strumentali e per favorire la internazionalizzazione delle imprese. Un forte investitore straniero è quindi l'ideale in questo contesto economico, tant'è che recentemente il presidente del consiglio dei ministri è stato a giusta ragione in Vietnam e in Cina per convincere gli imprenditori di quei Paesi a investire in Italia». «Cosa fa invece il vicesindaco? Avverte chi sta spontaneamente pensando di investire nel settore del marmo che è meglio per loro che se ne stiano lontani e investano i loro soldi altrove, a beneficio di altri territori e di altra gente. I disoccupati locali senza santi in paradiso e senza tessere di partito possono attendere o andarsene».

Gli investitori hanno qualche motivo per cui preoccuparsi dell'atteggiamento dell'amministrazione comunale?

«Lo escluderei. Vi sono leggi nazionali ed europee, cui le amministrazioni locali devono attenersi, che tutelano la libera iniziativa di individui e imprese, in considerazione del ruolo centrale che essa ha nello sviluppo economico. Purtroppo è un dato di fatto che negli ultimi venti anni, a differenza di quanto è accaduto in altri luoghi, anche vicini, l'amministrazione non è stata capace di attrarre nuovi investimenti; anzi li ha scoraggiati».

Per incompetenza?

«Non so per incompetenza o per altre ragioni, il che sarebbe anche peggio. Ma, come diceva Montanelli, in Italia la meritocrazia esiste solo nelle case di tolleranza e i comuni, per sfortuna di chi è costretto ad averci a che fare, non lo sono».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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