Il Tirreno

Anche sei mesi di attesa per un posto all’Ascoli

Anche sei mesi di attesa per un posto all’Ascoli

Il presidente della Casa di riposo-Rsa attacca l’Asl: troppa burocrazia, pochi soldi assegnazione quote sbilanciata sulla Lunigiana. Bloccato piano per 6 minialloggi

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MASSA. «Siamo una struttura modello, potremmo egregiamente rispondere alla domanda di cure intermedie per i pazienti che escono dal ricovero per malattia acuta in ospedale ma hanno ancora bisogno di assistenza. Ma questa funzione non riusciamo a svolgerla al meglio. Per colpa dell’Asl». Ernesto Manfredi, presidente della casa Ascoli non le manda a dire. Le scrive: nella relazione inviata nei giorni scorsi al sindaco Alessandro Volpi, di bilancio del suo primo anno di attività, elenca una serie di “criticità” della casa di riposo Ascoli, a suo dire dovute alla “politica” dell’Asl.

Manfredi rileva, in primis, come ci sia uno “sbilancio “a a favore della Lunigiana nella ripartizione dei posti per cure intermedie nelle Rsa (residenze sanitarie assistite): «Sulla costa, che conta 150mila abitanti, ci sono 14 posti a Carrara, 4 alla Ascoli, 14 alla Don Gnocchi. In Lunigiana che di abitanti ne ha neanche 50mila, ci sono 12 posti alla Sanatrix di Aulla e 6 a Pontremoli». Il problema vero, però, prosegue, è che i posti disponibili a Carrara e Massa «non sono mai utilizzait appieno e non è previsto da parte dell’Asl il pagamento del vuoto per pieno (cioè dei posti letto lasciati inattivi), con notevoli danni economici per l’Ascoli. Gli utenti e la stessa Asl riconoscono che forniamo un servizio egregio, ma ciononostante, registriamo un rallentamento nell’arrivo dei pazienti che hanno bisogno di cure intermedie. Solo dopo una presa di posizione del Pd a mezzo il flusso è, improvvisamente, tornato normale». Secondo Manfredi è necessario capire se ciò dipenda «dalla mancanza di segnalazioni da parte dei reparti ospedalieri, o da scarsa informazione o dal boicottaggio di alcuni operatori, o, ancora, dalla eccessiva burocrazia».

Insomma, è la tesi di Manfredi, da una parte c’è una forte domanda di ricoveri assistiti di pazienti che escono dall’ospedale e c’è una struttura in grado di soddisfare tale domanda. Ma dall’altra parte l’Asl non risponde appieno a questo bisogno.

C’è poi un problema anche nella ripartizione delle quote sanitarie, ossia di quella parte dei costi per gli ospiti non autosufficienti che viene pagata dall’Asl. (Il ricovero degli anziani viene pagato in parte con la pensione dell’utente stesso, parte con il sostegno del Comune per i casi di reddito insufficiente, parte dei famigliari, mentre l’Asl compartecipa a queste spese nei casi di malattie invalidanti particolarmente importanti).

«Metà di queste quote sanitarie vengono assegnate alla Lunigiana, ma l’area di costa ha un numero di anziani triplo dell’entroterra», dice Manfredi. Secondo i quale, «la lista di attesa dell’Asl per l’erogazione delle quote sanitarie non sembra del tutto in linea con le norme regionali». Spesso, attacca ancora, «c’è una esasperazione burocratica che sembra fatta apposta per prendere tempo e fare risparmiare soldi all’Asl: non solo non si concede la quota sanitaria ma non si dà l’autorizzazione all’ingresso nella residenza assistita, scaricando sulla famiglia i costi aggiuntivi». Non solo: «Le pratiche per accertare la non autosufficienza e determinare così la compartecipazione degli ospiti dovrebbe concludersi in 30 giorni. In realtà la media è fra i 3 e i 6 mesi, talvolta anche di più quando non ci sono le famiglie che pressano. Negli ultimi 5 anni non abbiamo visto neanche una pratica chiudersi in 30 giorni!»

Per non parlare dell problema degli “ausilii”. Fino a pochi anni fa l’Asl forniva la Ascoli di pannoloni, cateteri, materassi anti decubito, carrozzine, letti speciali senza problemi. «Ora non arriva più nulla o quasi. «Scaricando sulle Rsa, e anche sulle famiglie degli anziani- costi insostenibili che mettono in difficoltà i conti della struttura e peggiorano il servizio e le prestazioni erogate agli ospiti».Infine «non si fa prevenzione, con conseguenze negative per i degenti e con ricadute anti economiche per tutto il sistema sanitario» (meno prevenzione uguale più facilità di ricadute e patologie più costose da curare).

Ma oltre le critiche, ci sono anche i progetti. Bloccati anche questi, però. «Siamo pronti a ristrutturare 6 mini appartamenti per altrettanti ospiti autosufficienti, per un costo di 100-120mila euro. Però – conclude Manfredi – il dirigente del settore del Comune non autorizza la spesa, a mio avviso con motivazioni non congrue».(c.f.)

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