Sicurezza
«La Regione congeli il piano paesaggistico»
Agli industriali non basta il parziale dietrofront della giunta Rossi che comunque garantirà l’attività estrattiva anche nell’area del Parco Apuane
MASSA CARRARA. La Regione è pronta a modificare il piano paesaggistico regionale e in particolare alcune norme che riguardano le attività estrattive nel Parco delle Apuane. Nel Parco continueranno ad esistere aree contigue intercluse di cava. Così, a differenza di quanto abbozzato inizialmente nel Piano (a rischiare di chiudere c’era oltre il 70% delle circa 65 cave attive nel Parco) le aree estrattive non saranno sottoposte a vincoli che prevedono un taglio orizzontale, senza distinzioni. Ma questa retromarcia non basta all’Associazione industriali di Massa Carrara.
Una delegazione di imprenditori di Massa Carrara ha partecipato infatti alla riunione della Commissione regionale Lapideo, e in quella sede è stata espressa «la più viva preoccupazione per provvedimenti che complicano il quadro, già molto farraginoso, che regola le attività estrattive. E anche se i due provvedimenti, legge cave e piano paesaggistico, hanno finalità specifiche, di fatto definiscono unilateralmente la politica industriale del settore lapideo nei prossimi anni andando ad impattare bruscamente su investimenti, piani di sviluppo, processi innovativi e livelli occupazionali». Il Piano Paesaggistico, in particolare, «fissa astratti standard ambientali ma non si occupa, né si preoccupa, dei rapporti costi-benefici e delle ricadute occupazionali».
Preoccupano - dicono gli industriali - in particolare «i limiti praticamente insuperabili che saranno imposti per l'apertura di nuovi fronti di cave e la subordinazione delle autorizzazioni a complessi Piani attuativi di Bacino che rallenteranno ulteriormente le già complesse procedure burocratiche».
Gli imprenditori di Massa Carrara, insieme agli altri protagonisti toscani del settore, chiedono alla Regione «di fermarsi prima di fare ulteriori passi avanti e di valutare preventivamente sui singoli territori l'impatto delle nuove norme sul settore e sulle attività; va assolutamente evitato il varo di provvedimenti che impongono scelte "questo o quello". Le politiche che impattano sullo sviluppo, il lavoro, l'ambiente e la vita delle comunità, infatti, devono iscriversi in una logica di equilibrio e di stato di diritto, senza mutue esclusioni, soprattutto in un periodo problematico come questo dove corre l'obbligo di superare lo stato di crisi che già ha minato drammaticamente il mondo dell'impresa e del lavoro. E' un obbligo, questo, in primis per le nuove generazioni».
Secondo Assoindustria il settore lapideo in Toscana è composto da 2.000 aziende, per 10.000 addetti, un volume di affari di 2.000 milioni di € ed esportazioni per 700 milioni.
.Sempre commentando ilPiano paesaggistico, le aziende ricordano che «un ingrediente distintivo della bellezza della Toscana e dei suoi paesaggi è costituito proprio dai prodotti delle sue cave; è difficile pensare che cosa resterebbe nell'immaginario della Toscana se non si fosse fatto uso copioso delle pietre serena, di Santa Fiora, del marmo delle Apuane, del travertino di Rapolano. Il rapporto tra cave e bellezza del paesaggio non è riconducibile ad una norma di una decina di articoli, con relativi allegati».
Insomma, la richiesta è di rimettere in piedi la discussione sul nuovo piano senza forzature da parte dell’amministrazione regionale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
