Sicurezza
Uccise il figlio, condannato a 14 anni
In tribunale ha parlato per la prima volta il padre omicida: Massimo era troppo bello, l’ho amato fino all’ultimo
CARRARA. «Massimo era bello come il sole. L’ho amato fino all’ultimo».
Ha preso la parola, per la prima volta dopo un silenzio lungo tre anni, Giuseppe Muracchioli, l’ex commerciante e maestro di arti marziali di 81 anni, che nel settembre di tre anni fa uccise con cinque colpi di pistola sparati in pieno petto il figlio 39enne, Massimo.
L’anziano genitore (assistito dagli avvocati Paolo e Giovanna Barsotti) non aveva mai presenziato, in tribunale, al processo per rito abbreviato in cui era imputato per omicidio. Ieri mattina si è presentato da solo, con la camicia ben stirata e la barba fatta. Ha voluto rendere le sue dichiarazioni spontanee- che sono state una dichiarazione d’amore nei confronti del figlio, ieri mattina, proprio il giorno della sentenza, quello in cui il giudice Alessandro Trinci gli ha inflitto la condanna a 14 anni.
«Dovevano condannarmi all’ergastolo»: questo è stato il commento di papà Muracchioli alla fine del processo, dopo la lunga camera di consiglio. Il pm Vito Bertoni, ha concluso la sua appassionata requisitoria, chiedendo per Giuseppe Muracchioli la condanna finale a 15 anni di reclusione, partendo da una pena base più alta, 22 anni e 6 mesi rispetto a quella base di 21 anni, per omicidio aggravato dal legame familiare.
L’avvocato Giovanna Barsotti ha puntato la sua arringa difensiva sulla incapacità di intendere e di volere dell’anziano padre al momento dell’omicidio. «Proprio in quei pochi secondi - ha ricordato - in cui ha sparato i cinque colpi di pistola nel petto del suo ragazzo». Il legale della difesa ha quindi chiesto al giudice l’incarico ad un nuovo perito per un supplemento di perizia sul Muracchioli (la prima e unica del processo ha stabilito che era capace di intendere e di volere al momento dell’omicidio). In subordine l’avvocato Barsotti ha chiesto la prevalenza delle attenuanti generiche e quindi una condanna a 9 anni.
Al termine della lunga camera di consiglio il giudice ha condannato Giuseppe Muracchioli a 14 anni di reclusione, partendo dalla pena minima di 21 anni (a cui per il rito abbreviato viene applicato lo sconto di un terzo).
Muracchioli, avendo abbondantemente superato i 70 anni, non andrà in carcere. I suoi legali hanno già annunciato che appelleranno la sentenza di primo grado.
Intanto il giudice Trinci ha anche liquidato in maniera tombale la parte civile, ossia al figlia diciannovenne di Massimo Muracchioli, con 80mila euro.
Si chiude con una condanna, pesante, una vicenda, che il 3 settembre del 2011 sconvolse Marina di Carrara.
Giuseppe Muracchioli, all’ora di cena, aveva sparato cinque colpi. Tre a raffica, uno dopo l'altro.
E gli ultimi due a distanza di alcuni secondi. Poi aveva buttato a terra la pistola, una calibro 7,65 ed era corso giù dalle scale, cercando rifugio in una gastronomia proprio sotto casa, confessando di aver ucciso il figlio e chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine.
L’omicidio si è consumato nel cuore di Marina, in via Rinchiosa, dove Giuseppe e il figlio Massimo vivevano insieme. Tutto era cominciato con un litigio, uno dei tanti. Poi c’era stata l'aggressione da parte del figlio 39enne, Massimo, all'anziano padre e la reazione del padre che aveva estratto la calibro 7,65 dal cassetto del salotto e raggiunto in camera da letto il figlio, freddandolo con cinque colpi. Massimo morì in due minuti. L'epilogo tragico di un rapporto difficile, culminato dalla cupa depressione, un tunnel, in cui da anni era entrato quell’adorato figlio unico.
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