Attenzione
Tagli e riorganizzazione, sciopero alla Don Gnocchi
I lavoratori si fermeranno due ore per protesta contro la Fondazione: «Riduzioni di personale e orario, così le prestazioni perdono qualità»
MASSA. L’eccellenza si difende sempre e comunque, ancora di più se emerge in un panorama - come quello apuano - di crisi occupazionale e mercato del lavoro ai minimi termini. E proprio per difendere un’eccellenza con la E maiuscola ieri mattina i lavoratori della Don Gnocchi presidiano i cancelli e dicono no ad ogni decisione aziendale che possa ridurre in qualità - e in quantità - le prestazioni. Un no che ribadiranno il prossimo 20 giugno con due ore di sciopero, dalle 12 alle 14. In discussione ci sono i nuovi modelli organizzativi proposti dalla Fondazione che - questa la tesi dei dipendenti apuani - non solo incidono sulla qualità delle cure al paziente, ma anche sulle condizioni di lavoro, creando i presupposti per un ridimensionamento del personale. Chi lavora in Fondazione contesta - spiegano Cgil, Cisl e Uil - l’accorpamento di servizi, la riduzione in turno del personale di assistenza ai degenti, la presenza ridotta degli infermieri durante la notte, l’eliminazione dei turni per alcuni dipendenti con conseguente “alleggerimento” della busta paga. E - a completare il quadro - una proposta di cambio orario per i fisioterapisti con la riduzione del tempo di seduta riabilitativa da un’ora a 45 minuti. Tutte decisioni - sostengono i lavoratori - prese per ridurre al minimo il costo del lavoro. Gli uomini e le donne della Don Gnocchi (200 persone tra il polo massese e quello di Fivizzano) assicurano di aver già risposto ad una chiamata di responsabilità e di essersi già abbondantemente rimboccati le maniche. Lo hanno fatto lo scorso settembre - spiegano - siglando un accordo che comporta 80 ore di lavoro non pagato e la rinuncia a due giorni di ferie l’anno.
In autunno, infatti, dopo la disdetta del contratto collettivo nazionale, sindacati e Fondazione si sono seduti intorno ad un tavolo: Don Gnocchi - basta verificarlo sul sito - ha chiuso il bilancio 2012, dopo l’importante attivo nel 2011, con un meno 5 milioni. Certo anche i tagli alla sanità (la Fondazione opera in varie Regioni) hanno fatto la loro parte. I dipendenti hanno accettato di fornire 80 ore di lavoro a costo zero e di dire addio a due giorni di riposo.
Adesso però non sono disposti ad ulteriori sacrifici e puntano il dito contro la riorganizzazione della riabilitazione fisioterapica: non più sedute di un’ora, ma di 45 minuti. E sommando i quarti d’ora “risparmiati”, la Fondazione riuscirebbe a recuperare ore da destinare alle prestazioni domicialiari. I riabilitatori sono meno impegnati in sede - per chiarire - e raggiungono anche i pazienti a casa. E a conferma di questa “politica” ci sarebbe la rinuncia ai sette contratti con i libero professionisti, contratti che Don Gnocchi - stando ai sindacati - non avrebbe alcuna intenzione di rinnovare.
Cambiamenti che - sostengono i lavoratori - avrebbero una ricaduta immediata sulla qualità delle prestazioni erogate. Cgil, Cisl e uil dicono no e, dopo una serie di incontri con la direzione locale della Fondazione, annunciano uno sciopero. Ora la palla - così prevede la legge - è nelle mani della Prefettura che ha la possibilità di convocare un tavolo per - usando un’espressione tecnica - tentare il raffreddamento del conflitto.
Chiara Sillicani
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