Il dolore
Prova a entrare col cane Ma il Carrefour dice no
Un nostro cronista è stato fermato dal vigilante all’ingresso
MASSA. Dopo Lulù e Marilyn, anche Daisy viene bloccata da un sorvegliante un attimo prima di mettere il muso all’interno del Carrefour. Stavolta però a tenerla in braccio non era un padrone che voleva fare la spesa, ma un nostro cronista che ha voluto toccare con mano quello che sta capitando in questi giorni al centro commerciale. Il sorvegliante non ha voluto sentire ragioni, neppure quando il cronista ha spiegato che aveva letto sul giornale che gli animali di piccola taglia se tenuti in braccio erano i benvenuti. «Il giornale ha scritto male - ha replicato il vigilante -, possono entrare solo se si trovano nel trasportino». E questa non è la verità, però. Perché la scorsa settimana al Carrefour avevano detto che il caso di Lulù, il barboncino rimbalzato all’ingresso, era stato un errore. «I cani di piccola taglia devono stare in braccio», avevano detto dalla direzione. Poi era toccato al chihuahua Marilyn essere respinta all’ingresso: «Hanno spiegato che finché non torna il direttore non possono cambiare la procedura», ci aveva raccontato la padrona. Adesso è Daisy l’indesiderata, il cagnetto del consigliere comunale Stefano Benedetti che ci ha prestato l’animale per fare la prova («se lo avessi fatto io mi avrebbero fatto entrare per evitare le polemiche», ha puntualizzato). La motivazione del sorvegliante è cambiata ancora: «Trasportino». Insomma, non c’è chiarezza. E intanto le segnalazioni agli avvocati Valter Mattarocci ed Emilia Lorenzetti, i legali pronti a capitanare una class action contro Carrefour in nome di Fido, si moltiplicano.
Tra i dipendenti del supermercato però c’è chi è d’accordo con l’aut aut imposto dalla direzione: «È capitato che qualche cane sporcasse e che i proprietari non dicessero nulla. E qualche cliente ha protestato. Giusto vietare l’ingresso ai cani». Come al solito, però, la responsabilità è degli animali che camminano in posizione eretta.
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