Il Tirreno

Carrara sciattona, tanti soldi sono spesi male

di GIOVANNA MEZZANA
Carrara sciattona, tanti soldi sono spesi male

A spasso con l’artista tra sprechi e “rovine” abbandonate

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La passione per la scultura l'ha portato a Carrara, dove poi è rimasto: con tutti i pro e i contro. Mirko Marchesani, 46 anni, è “lo scultore degli strumenti musicali”. Così è conosciuto in città. È quasi incredibile, ma le sue chitarre e i suoi bassi elettrici in fibra di carbonio e marmo (di Statuario le prime, di Bardiglio nuvolato i secondi) non sono oggetti di design: suonano per davvero. Nel suo laboratorio alle Canaglie, ci attende per una chiacchierata; è il terzo ospite di questa sorta di “stanza degli artisti” inaugurata dal Tirreno: a loro chiediamo come vivono e come vedono la città. Marchesani, “da genovese” – si direbbe parlando per stereotipi – prima centellina le parole, ma poi finisce per strigliare mondo politico e imprenditoriale cittadino, reo (e neppure confesso) di desertificare una città che potrebbe essere una Mecca.

Come è arrivato a Carrara?

«Per caso. La passione per la scultura l’ho sempre avuta. Poi, durante un viaggio in Bolivia e Perù, un amico, Louis, mi ha parlato di un suo zio scultore, che viveva e lavorava a Carrara. E così ho deciso di venire. Era il ’97, avevo 29 anni. Mi sono iscritto alle serali della scuola del marmo e ho fatto una vitaccia per tre anni: avanti e indietro coi treni da Genova a Carrara, ma avevo un gran entusiasmo. Nel 2003, ho acquistato questo posto (il laboratorio alle Canaglie, ndr) con un amico, Tobias Della Latta (lo scultore delle meridiane, ndr), che purtroppo è mancato prematuramente».

La descrizione di Carrara da parte del suo amico corrispondeva poi alla realtà?

«Ricordo la mia prima visita a Carrara. Sono arrivato in treno. Sceso alla stazione, mi sono detto: “sarà una città piena di sculture”. Imbocco il viale e penso: “su questo viale, così lungo, ci saranno sculture ovunque”. Decido di farmelo tutto a piedi e scopro che di sculture ce ne sono poche, e quelle che ci sono, o sono nascoste o sono tenute male o entrambe le cose. La prima che ho visto era nascosta nei giardini accanto al cimitero; intendo il monumento a Bresci, che molti carraresi non sanno neppure che c'è».

Ha avuto difficoltà ad inserirsi? A cominciare dagli affitti, ad esempio; per un artista avere un luogo dove non solo vivere ma anche lavorare è fondamentale ..

«Io ho avuto la fortuna che il mio socio Tobias fosse della zona, di Molicciara, e per un periodo sono stato a casa sua. Poi ho abitato a Bedizzano, ma solo per un anno. E poi, comprato questo fondo, mi sono costruito una casetta in legno qui sopra. Insomma, il problema dell'affitto non l'ho avuto: fortunatamente. Ho finito di pagare il mutuo lo scorso mese. Mi sono tolto un bel pensiero. Se a suo tempo non avessi potuto investire nell'acquisto di questo laboratorio, sarebbe stato tutto più complicato».

Voi artisti avete luoghi dove vi incontrate? Circoli, associazioni, ritrovi, bar …

«Io sto quasi sempre chiuso qui dentro, frequento poco la “vita artistica cittadina”, però ho l'impressione che in giro ci sia sempre meno gente; rispetto agli inizi del 2000, mi pare persino che ci siano meno studenti all'Accademia. Conosco i ragazzi dell'Associazione culturale Ponte di Ferro, che mettono a disposizione spazi per la scultura: lì sì che c'è un po' di via-vai di gente; a parte loro, non mi viene in mente nessun altro ritrovo. Fino a qualche tempo fa si andava all'Accademia (pizzeria L'Accademia, via Verdi, ndr), ma Carlo ha chiuso … forse per colpa della crisi; e poi c'è il circolo dei Baccanali, in vicolo San Piero. Stop. ».

Tra voi artisti che si dice? A Carrara vi sentite a casa o no? Ha un senso stare qui anziché da un'altra parte?

«Io ho tanti amici scultori non carrarini che hanno studiato a Carrara e qui stanno bene. Sappiamo però che ci sono meno possibilità di quelle che potrebbero esserci in città come Milano o all'estero. Il pensiero è: Carrara è in decadimento, prima o poi me ne vado... ».

Cioè state qui in attesa della chance che vi porti altrove?

«Più o meno, ma non è frequente che l'occasione arrivi».

C'è qualcosa secondo voi artisti che non funziona come dovrebbe?

«È assurdo che a Carrara non ci sia una galleria d'arte un po' nota, è assurdo che non ci sia una fonderia (bisogna andare a Pietrasanta), è folle che il Centro di Arti Plastiche di San Francesco, costato tanti soldi, rimanga chiuso. Mi viene in mente il Palco della Musica di piazza D'Armi: e fateci qualche concerto! Non serve invitare Mick Jagger! Organizzate qualche appuntamento musicale almeno per gli anziani.. volete lasciarli in casa a vedere la De Filippi?! Fateci suonare i giovani. Usatelo! Non si deve per forza metter su l'”eventone” che dura due settimane l'anno e poi stop. Prendiamo la Marble Week. Un evento del genere doveva portare qualcosa di diverso alla città .. E poi? Mi lasci tutto lì? Temevo che il tappeto verde, marcio, si dovesse sfruttare anche quest'anno ... della serie un po’ di idropulitrice e via; fortunatamente hanno annunciato che lo toglieranno. Si spendono tanti soldi per cose che si lasciano andare in malora; invece per organizzare eventi che attraggano gente non servono grandi investimenti. Se fossi nell’amministrazione comunale, il Simposio, ad esempio, l’avrei mantenuto. Quanti soldi ci vorranno mai per organizzarlo? Compri qualche aspiratore, ti fai mettere i gazebi dagli imprenditori del marmo, e ti tieni gli aspiratori per gli anni successivi. Non ci vuole molto. Io penso che con 20mila euro di spesa si possa fare un bel Simposio».

E come se la spiega una situazione del genere?

«L’impressione è che Carrara sia in mano ad un manipolo di imprenditori del marmo: o c’è un’amministrazione deficiente, oppure c’è qualcuno che interviene dall’esterno. Persino il sindaco Zubbani, ricordo una sua intervista in tv, disse, o quanto meno fece capire, che era in mano a questi … Guardate la strada (indica via Carriona di Colonnata, ndr): vi rendete conto di quanti camion salgono a monte? Questi vanno su e frantumano di tutto ..».

... lei fa riferimento all’attività collaterale all’industria lapidea, al comparto scaglie?

«Io so solo che al Ponte di Ferro si frantuma anche il marmo buono. Qualcuno la concessione ad Omya (multinazionale delle scaglie, ndr) l’avrà data, giusto? Ecco, allora mi chiedo: quale beneficio ne ottiene la città? Qui si è fatta sempre e solo una politica di estrazione senza pensare ai laboratori, che sono la leva per portare lavoro e soldi alla città. Carrara è bellissima, non ha niente da invidiare né alla Versilia né alle Cinque Terre; per visitare il laboratorio di Nicoli la gente arriva da tutto il mondo; in qualunque altra parte del pianeta la Scuola del Marmo sarebbe un istituto d’eccellenza con lista d’attesa per l’iscrizione, e invece negli ultimi anni ha rischiato di chiudere: cosa si deve pensare? Quantomeno, che sia gestita male … Ma non era stata inaugurata dagli industriali per creare le maestranze per i laboratori? Io ho studiato lì, tra il ’98 e il 2001: il primo anno con la scuola ero stato a Taiwan, ho imparato bene le tecniche, c’erano insegnanti capaci con la voglia di insegnare, eravamo tanti … ».

Insomma, ha intenzione di rimane qui o no?

«Questo è un lavoro che potrei fare ovunque. Fino ad ora sono rimasto qui perché ho il mio spazio e perché ho fatto un investimento. Se avessi avuto 60-70mila euro da impiegare, i miei prodotti sarebbero già avviati sul mercato. Sto pensando a New York, dove ho dei contatti, e a Los Angeles, dove ho un amico scultore che sta promuovendo l’idea.. Vedremo».

( 3 - CONTINUA )

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