Il Tirreno

Molestie sulla sua bambina, un impiegato a processo

Molestie sulla sua bambina, un impiegato a processo

All’epoca dei fatti la bimba aveva solo cinque anni. A denunciare un’insegnante Adesso il padre può incontrarla, ma soltanto alla presenza di una psicologa

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Ha soltanto nove anni e ne aveva cinque quando papà, l’uomo che dovrebbe amarla di più al mondo, le ha fatto “quelle cose”. L’ha costretta - stando alla tesi dell’accusa - a contatti che non dovrebbero esistere tra un padre e la sua bimba. A denunciare è un’insegnant: è soprattutto un racconto a raggelarla. La bimba le avrebbe riferito di essere stata all’ospedale perché le bruciava il sederino per colpa - avrebbe aggiunto alla maestra, confidandosi - del babbo. Di fronte a quel racconto e a quell’attribuzione di responsabilità l’insegnante va dai carabinieri e denuncia. Il racconto rafforza anche i sospetti che la mamma della bambina ha da tempo. Le indagini sono affidate al pubblico ministero Alessandra Conforti: oggi l’uomo, un impiegato della provincia apuana, è a processo, difeso dall’avvocato Giuseppe Brondi, con l’accusa di molestie sulla figlia minore. La madre si è costituita parte civile, rappresentata da Riccardo Ragusa. Una storia maturata in un complesso contesto: i genitori che non vanno d’accordo, le litigate, la separazione, nuovi relazioni. E una bambina smarrita e spaventata. La piccola è stata ascoltata da una psicologa in ambito di incidente probatorio. In udienza, a porte chiuse, di fronte al collegio presieduto dal giudice Fabrizio Garofalo la psicologa ha ricostruito il colloquio avuto con la piccola. Al padre della bambina non è stata sottratta la patria potestà: incontra ancora la figlia seppur alla presenza di una psicologa.

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