Il Tirreno

«Gli Studi aperti da soli non bastano»

di Cinzia Chiappini
«Gli Studi aperti da soli non bastano»

Il presidente dell’Accademia: è stata un’iniziativa lodevole quella dei privati, ma dovrebbe essere inserita in un contesto

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. «Studi aperti promossi, ma da soli non bastano: è necessaria una messa a sistema degli eventi culturali».

Questa in sintesi la posizione del presidente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara Simone Caffaz, che commenta la due giorni organizzata “in proprio” dagli artisti carraresi: «Iniziativa lodevole, opportuna e importante ma dovrebbe essere inserita in un contesto». In tempi di vacche magre e di tagli, soprattutto alla cultura, le poche risorse che ci sono vanno fatte fruttare al massimo e per questo vanno gestite con criterio e in modo concertato: è partendo da questo presupposto che Simone Caffaz, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, rilancia il tema, per altro non certo nuovo, della “messa a sistema” degli eventi culturali del territorio per non lasciare che diventino degli appuntamenti isolati, a “spot”.

L’occasione per parlarne arriva con “Studi Aperti” la due giorni che, tra sabato e domenica scorsi, ha spalancato le porte di 159 laboratori artistici, sparsi su tutto il territorio comunale.

«Viviamo una fase di risorse ridotte e spesso le iniziative derivano da volontà e capacità di privati. La vera sfida – commenta il presidente dell’Accademia - è sposare tutto questo con un progetto complessivo di sviluppo ».Caffaz parla chiaro: «La sensazione è che ci siano delle nicchie ma che esse non procedano tutte nella stessa direzione».

Il riferimento non è solo a “Studi Aperti” ma a tante altre manifestazioni organizzate in modo più o meno spontaneo sul territorio, che restano completamente “scollegate” le une dalle altre.

«Non voglio essere frainteso, “Studi Aperti” è un’iniziativa lodevole, opportuna e importante ma forse sarebbe meglio inserirla in un contesto. Ad esempio si potrebbe pensare a un periodo di apertura di tutti i laboratori, pubblici e privati, in modo da attirare ancora più gente». Secondo Caffaz, insomma, bisognerebbe istituire comunque un luogo di confronto, tra le istituzioni e le realtà più importanti del territorio dove concordare eventi e programmi.

«Marble weeks rappresenta un’esperienza positiva non solo per il merito di quello che fa, ma soprattutto perché riesce a unire soggetti diversi e a mettere a sistema iniziative diverse, moltiplicandone così gli effetti positivi» aggiunge il presidente dell’Accademia.

Il concetto è lo stesso alla base di un progetto spesso dibattuto ma mai realizzato, ovvero l’istituzione in città di una “Fondazione della Cultura”.

«In linea di principio ero favorevole, anche se il rischio di creare una nuova struttura con costi alti e nessun beneficio è alto» precisa subito il presidente dell’istituto di Belle Arti. Insomma, lascia intendere Simone Caffaz, se si tratta di mettere in piedi l’ennesimo carrozzone meglio non iniziare nemmeno ma se l’intento è invece quello di creare «un luogo reale di confronto allora ci possono essere possibilità positiva».

L’obiettivo, conclude Caffaz è chiaro: «mettere insieme un progetto per la città e tutto il territorio» in cui diventino parte di un sistema i vari eventi culturali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze