Finanza
Evade tasse e non versa Iva Condannato imprenditore
La guardia di finanza ha scoperto che aveva nascosto all’Erario cinquecentomila euro La pena, con il rito abbreviato, è stata di due anni e due mesi. Tanti i fascicoli simili
MASSA-CARRARA. Tra Iva non versata e redditi non dichiarati aveva evaso più di cinquecentomila euro. Lui ha giurato di aver commesso un errore, ma i controlli della guardia di finanza (risalgono al 2006) sono stati implacabili e hanno messo nei guai un imprenditore carrarino (ma la sede legale della sua azienda era a Massa). Dal fascicolo delle fiamme gialle è partita un’inchiesta della procura, condotta dal sostituto procuratore Rossella Soffio, che è sfociata in un processo. L’imputato si chiama Giovanni Moracchioli ed è stato condannato, in primo grado, a due anni e due mesi con il rito abbreviato. La sentenza è del giudice monocratico Fabrizio Garofalo. Il legale dell’imprenditore ha già annunciato che farà ricorso in appello a Genova.
La ditta finita nel mirino della guardia di finanza è la For Service, una società che si occupava di servizi. A insospettire i militari sono state proprio le dichiarazioni dei redditi di Moracchioli. Da quelle incongruenze le fiamme gialle hanno cominciato un lavoro certosino di ricerca, scoprendo che in realtà c’erano migliaia di euro di Iva non versata e soprattutto esistevano dei redditi che venivano nascosti all’Erario. La verifica ha dato esito positivo e quindi è partita la segnalazione alla procura e il sostituto procuratore Soffio ha ipotizzato il reato di omessa dichiarazione dei redditi. E il giudice le ha dato ragione.
Ma questo è uno dei tanti casi che sono arrivati a sentenza, i fascicoli simili sono centinaia, distribuiti sulle scrivanie dei vari pubblici ministeri che compongono la squadra di Aldo Giubilaro. E si trova ogni categoria tra le persone indagate per omessa dichiarazione dei redditi: imprenditori in primis, ma anche commercianti eppoi i liberi professionisti. Qui le verifiche sono pressoché mirate, nel senso che il comando della finanza dalle dichiarazioni dei redditi e con gli studi di settore sa già chi vuole fare il furbetto. Nel 2013 erano stati una ventina quelli pizzicati: dentisti, chirurghi, notai e perfino uno stilista. Ancora per loro non c’è stata richiesta di rinvio a giudizio, ma è questione di tempo. Entro l’autunno si saprà se anche la loro vicenda finirà in un’aula di tribunale.
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