Il Tirreno

Operazione di 4 ore senza anestesia

di Melania Carnevali
Operazione di 4 ore senza anestesia

Caso eccezionale: tolto intestino, utero e ovaie ad una donna di 80 anni preparata solo da una insegnante di yoga

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PONTREMOLI. Le hanno aperto l’addome e l’hanno sottoposta a una resezione intestinale, con asportazione dell'utero e delle ovaie. Quattro ore di operazione chirurgica con una particolarità: l’intervento è stato effettuato senza anestetici né analgesici e la paziente non ha sentito dolore.

È accaduto a una donna massese di 80 anni, Liliana Farusi, operata nell'ospedale di Pontremoli, che adesso racconta la storia con un certo stupore. Anche i medici anestesisti sono rimasti stupiti e nel ripercorrere la vicenda, anomala, hanno cercato di individuarne le cause. E l'unica variabile che potrebbe spiegare un caso così eccezionale è che la donna, prima dell'operazione, aveva ascoltato un rilassamento dell'insegnante di yoga Marzia Padeletti - contenuto nel Cd allegato al libro “Parole dal Cuore”, distribuito dalla libreria online Il Giardino dei Libri.

Secondo la medicina olistica, infatti, il rilassamento favorisce la produzione nel corpo umano di sostanze come serotonina, dimetiltriptamina, encefaline ed endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello e dotate di una potente attività analgesica ed eccitante in grado di portare a uno stato alterato di coscienza, proprio come la morfina, gli oppiacei o gli anestetici.

«I fattori che portano a questo stato di rilassamento - spiega Gianbattista Tonini, operatore olistico - sono i suoni, quindi musica e voce, accordati su 432 Hz, i suoni della natura, che stimolano positivamente le onde cerebrali. I rilassamenti di Marzia Padeletti, evidentemente, hanno queste frequenze e potrebbero aver portato la donna in uno stato di profonda trance prima dell'operazione».

Andiamo con ordine. L’intervento a cui è stata sottoposta la donna si compone generalmente in due fasi: nella prima viene asportato l'intestino malato e messo a riposo con un ansa esposta all'esterno e protetta da un sacchetto, nella seconda fase, a distanza di alcuni mesi, l'ansa esposta viene riabboccata e l'intestino riprende il suo transito naturale. Per il primo intervento la paziente, sotto suggerimento della figlia – allieva della Padeletti – ha ascoltato un rilassamento guidato.

«Ho seguito la voce – racconta la donna – e immaginavo tutto. Mi sono sentita subito più rilassata e anche quando sono entrata in sala operatoria ero tranquilla». Da lì l'avventura dei medici in sala operatoria: gli anestesisti hanno provato a somministrare alla paziente i farmaci dell'anestesia ma sul suo organismo avevano un affetto esagerato. Stesso discorso per gli anti-dolorifici. «Si è verificata una problematica di ipotensione prolungata – racconta l'anestesista di turno in sala operatoria, dottoressa Noemi Catalani - quindi abbiamo dovuto in un primo tempo modificare la tecnica anestesiologica e poi addirittura sospendere i farmaci anestetici. Quello che mi stupì e che mi portò a chiamare la dottoressa Fabbri fu il fatto che nonostante questo stato di ipotensione la signora aveva tutti gli altri parametri perfetti, cosa che cozzava con il resto».

«Nonostante avesse valori di pressione bassa, non mostrava segni clinici aggiuntivi, quali la sudorazione, il pallore, l’ipotermia.– incalza Lea Paola Fabbri, primaria di anestesia e rianimazione – Mostrava un quadro clinico tipico di chi ha un adeguato supporto analgesico, ma in realtà non lo aveva. Abbiamo deciso di continuare comunque l’intervento, anche se temevamo che, al risveglio, la donna ci avrebbe detto che era come paralizzata, ma aveva sentito tutto».

E invece nulla di tutto questo: la donna era come in trance. «Ero profondamente rilassata – racconta Liliana – ma non mi ricordo niente e non ho sentito niente. Mi ricordo del colore rosso e poi sono risvegliata in rianimazione». Anche dopo l'operazione Liliana non ha sentito nessun tipo di dolore, come testimoniato dalla dottoressa Stella Baldacci che l’ha seguita in rianimazione dopo l’operazione.

«Ero molto preoccupata – racconta la dottoressa Alessandra Macchi, anestesista di turno la notte nella sala rianimazione – perché mi avevano detto che la signora non aveva preso analgesici. E invece è stata la paziente più tranquilla che abbia mai avuto. Ed è strano che non abbia sentito dolore nemmeno dopo l'intervento perché l'operazione era veramente impegnativa e, soprattutto, aveva un taglio enorme nella pancia».

Due mesi dopo Liliana è tornata all'ospedale per il secondo intervento, meno impegnativo del precedente e più breve. Non ha ascoltato il rilassamento, sono stati regolarmente somministrati i farmaci dell'anestesia e ha avuto un normale decorso sia intra-operatorio sia post-operatorio.

«Ci sono studi scientifici – spiega Marzia Padeletti – che dimostrano che il rilassamento, se fatto costantemente, ha effetti positivi nella vita delle persone. Stimola il benessere e annulla il dolore. Ci sono già ospedali che si sono aperti alla medicina non convenzionale, come alla fine l'agopuntura che da tecnica esoterica è diventata un metodo utilizzato da molti medici. Questa esperienza potrebbe servire da stimolo all’impiego di queste metodiche in certe categorie selezionate di pazienti che potrebbero usufruirne positivamente con tangibili vantaggi clinici e non solo». A questo proposito, dall’Asl informano che la dottoressa Maria Chiara Dell'Amico, in collaborazione con la Uo di Anestesia e Rianimazione di Pontremoli e la Uo Formazione dell'Azienda Usl1 di Massa e Carrara, sta organizzando un convegno scientifico. Infine, Donata Farusi e figli ringraziano il prof. Liano Gia, primario di chirurgia dell'ospedale di Pontremoli e tutta l'equipe che ha seguito l'intervento della madre, Liliana Farusi.

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