Il Tirreno

De pasquale : La giunta complica le cose

CARRARA. L'inchiesta della Procura sugli accordi fra Comune e associazioni rappresentanti gli imprenditori del marmo (esclusa Assindustria che nel 2009 non firmò l’accordo finito nel mirino dell’inda...

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CARRARA. L'inchiesta della Procura sugli accordi fra Comune e associazioni rappresentanti gli imprenditori del marmo (esclusa Assindustria che nel 2009 non firmò l’accordo finito nel mirino dell’indagine), per le tariffe del lapideo non ha destato stupore nel gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle: secondo il consigliere Francesco De Pasquale, gli accordi del 2008-09 "figli" di quelli siglati dall'amministrazione Conti nel 2003-04, «prevedono tariffe sottostimate». «E l'accordo del 2009 prevedeva un aumento, ma solo per coprire le spese della strada dei marmi, costruita per dare un beneficio agli imprenditori delle cave». E l'attacco non si ferma ai numeri: «Questa amministrazione e quelle precedenti hanno brillato per complicare cose che potrebbero essere semplici» spiega De Pasquale, citando a mo' di esempio l'ultima delibera sulle tariffe del marmo, uscita dalla giunta a marzo e approdata in consiglio ad aprile. «Quel provvedimento "conferma" gli accordi 2008-09 che, secondo il Tar sono validi ma che la giunta vuole applicare solo a chi li ha sottoscritti: alcune aziende però hanno firmato il testo del 2008 e non quello del 2009 o viceversa, altre li hanno sottoscritti ma pagano in base ad altre tariffe... è un far west incredibile», sintetizza De Pasquale, auspicando che la magistratura contribuisca a mettere ordine in tutto questo caos. Cosa fare però nel frattempo per garantire il gettito del lapideo e quindi far quadrare il bilancio comunale? «La nostra proposta è quella contenuta nella mozione presentata in consiglio con cui chiedevamo il ritiro in autotutela della delibera di marzo» ribadisce il consigliere del Movimento 5 Stelle, ricordando che oltre a "reintrodurre" gli accordi del 2008-09, quel provvedimento presentava un ulteriore aspetto problematico, ovvero il riconoscimento più o meno esplicito dei Beni Estimati, e ciò, sebbene l'amministrazione avesse da poco ricevuto il parere dell'università di Roma 3 che, ribadendo la sentenza della Corte costituzionale, ha sancito che anche i Beni Estimati sono pubblici e non privati. «Anche in questo caso l'amministrazione ha complicato una cosa semplice, a tutto danno della cittadinanza» conclude De Pasquale. (c.ch.)

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