Il Tirreno

Se Massa è tamarra la colpa è degli architetti

di GIOVANNA MEZZANA
Se Massa è tamarra la colpa è degli architetti

Viaggio con l’artista tra le brutture cittadine Il cattivo gusto è ovunque ma Carrara si salva..

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Sindaci e grandi industriali gli hanno sempre commissionato opere monumentali: per celebrare, onorare, solennizzare. Eppure Vito Tongiani, nato a Fiume ma da famiglia massese, è uno di quegli artisti che stanno agli antipodi dei formalismi e dei cerimoniali.. Il Tirreno inaugura con lui una serie di interviste con artisti apuani di nascita o di adozione: ci interessa il loro sguardo critico sulla città.

Tongiani ci accoglie nel giardino di casa sua, arroccata sulle colline di Camaiore. Tenuta Gallena. È tornato da Gazoldo degli Ippoliti, nel Mantovano, il paese degli industriali Marcegaglia, dove nella piazza comunale è stata inaugurata una scultura realizzata da lui: una testa bronzea, che ritrae il patriarca Steno.

Nimes, nel sud della Francia, ha voluto lei a realizzare la fontana-simbolo della città. Cinque sue grandi sculture in bronzo sono allo stadio Roland Garros di Parigi. E a Massa c'è solo una sua opera: "Il Trionfo di Afrodite" .

«E quante ne dovrei avere? Per fortuna che ce n'è una sola! Avevo persino deciso di smettere con la scultura ...».

Per quale motivo?

«Perché mi trovo sempre a fare il lavoro due o tre volte».

Nonostante le maestranze che ci sono nella nostra zona e tutte le fonderie di Pietrasanta? Come è possibile?

«Lo è perché sono fatto così e perché è difficile capirsi. La scultura in bronzo è sempre un problema. Se non fossi re-intervenuto pesantemente sulla scultura di Indro Montanelli (Milano, Giardini di via Palestro, ndr), di "mio" sarebbe rimasto il 5%. Nessuno sa più cesellare, nessuno usa più la lima, solo strumenti grandi con i quali il dettaglio si perde. Si è perso il mestiere di chi sa fare il proprio mestiere».

Le piace Massa? Com'è tenuta, gli interventi urbanistici e per l'arredo urbano che in centro-città sono stati fatti …

«A Massa sono molto legato, anche se in realtà ci ho vissuto poco. C'è tutta la mia famiglia: mio fratello, mia sorella, i miei nipoti, i miei cugini; e poi io parlo il dialetto massese, o meglio, quello "di là dall'acqua".. Trovo però che in giro ci sia molta volgarità. Prendi l'illuminazione di alcune piazze di Massa: piazza Mercurio, piazza Aranci. Hanno messo strisce di lucine colorate da tutte le parti, le luci sono ovunque. Una volta si diceva: “né donna né tela va guardata a lume di candela”: figuriamoci! Qui c'è talmente tanta luce che bisogna andare in giro con gli occhiali da sole: anche di notte. Che senso hanno? Siamo all’aeroporto? Devono atterrare gli aerei? C'è la crisi: e i consumi di energia? Bisognerebbe togliere un lampione su due, e invece? Un bordello di luci (o di cerchi; ogni albero, un cerchio: non si poteva mettere un po' di erba?). E per giustificare la scelta, dicono sia per la sicurezza: non mi pare che l'illuminazione abbia evitato l'atroce delitto che c'è stato a Massa, a Natale, a due passi da piazza Mercurio. Le luci sono per scoraggiare i ladri? Ma se gli appartamenti vengono svaligiati alle due di pomeriggio! Guardate questo panorama (indica la splendida veduta della Versilia, dalle colline di Camaiore fino al mare, ndr): qui la notte vedo tutte luci e vi posso garantire che ad ogni tornata elettorale aumentano .. come li chiamano? "I punti luce!" ».

Quindi la Versilia non fa meglio della provincia apuana? Eppure da anni si dice che dovremmo imitare "il modello Pietrasanta".

«Macché! Ma le avete viste le plafoniere che hanno messo sopra le case in pieno centro? A Pietrasanta è tutto finto: eppure piace; eccome se piace. Basta dare spettacolo e tutti sono contenti. Ricordo gli anni '70 e '80: allora sì che Pietrasanta era la città degli artisti, che sono scappati quando si è scoperto che Pietrasanta poteva diventare il centro storico di Forte dei Marmi. E da quando gli artisti sono spariti la chiamano la "Piccola Atene". Ma di che? Cosa c'è a Pietrasanta? Negozi di biancheria intima, gallerie con cose finte e ristoranti. E la cosa peggiore è che si copiano, l'un l'altro, le cose più brutte. Prendi Camaiore. L'avete vista quella fontana, d'una bruttezza indicibile, piantata in mezzo alla rotatoria di accesso al paese? Lì, dritto così, ci sarebbe stato male persino il David di Michelangelo!».

E Carrara?

«Carrara è quella messa meglio. A Carrara non fa niente nessuno e per questo è la più fortunata. I carrarini si lamentano per la mancanza di iniziative? Ma è meglio così! Se non sanno fare, è meglio che non facciano. Architetti, geometri, tecnici degli uffici comunali, tutti coloro che fanno qualcosa nelle strade e negli spazi pubblici sono mine vaganti. Ci vorrebbe l'arresto preventivo ogni volta che hanno un'idea. Io a Carrara farei una sola cosa: metterei a posto, cioè pulirei, il Carrione. Carrara mi ricorda la cittadina francese di Ornans, che è semplicemente bellissima, attraversata da un fiume su cui si affacciano case da cui sporgono ancora le vecchie toilette. Carrara dovrebbe essere una città ricchissima e invece giri per strada e vedi quattro disperati che si trascinano. Eppure basterebbe poco … La Biennale e il Simposio li fanno ancora? Ve lo chiedo perché non lo so .. Se fossi il sindaco di Carrara, stanzierei un budget e, a secondo del budget, chiamerei due-tre artisti francesi, inglesi, spagnoli .. tra quelli più noti; chiederei a ciascuno un bozzetto, dicendo: "la tua scultura verrà realizzata in marmo negli studi di Carrara". Chi è tra questi che ti direbbe, "no grazie"?. Così lavorerebbero anche gli studi locali. Una volta realizzata una ventina di sculture, avrei un patrimonio e comincerei a prestare due-tre opere alla città di Parigi, a Londra … Quale città rifiuterebbe? Inviterei il sindaco di Parigi, che altrimenti il primo cittadino di Carrara non conoscerebbe mai neppure se facesse 100 mandati. Allora sì che promuoverei il marmo tramite l'arte. Ma è troppo semplice e le cose semplici non vanno bene. Quando poi il Comune paga fior di quattrini una strada (la Strada dei Marmi, ndr) ai privati, e i cittadini, che non possono usarla, non dicono nulla, significa che siamo alla frutta».

Ci salverà l'arte? Di artisti tra Carrara e la Versilia ce ne sono ancora ..

«Gli artisti sono diventati delle serve. Lavorano gratis e non hanno mai uno scatto di dignità. Pagano per fare qualunque mostra. Da Carrara a Pietrasanta, e ovunque ormai, sono gli artisti che stipendiano i galleristi: portano contatti, clienti, opere. Eppure le gallerie sono nate per sostenere gli artisti, non viceversa! Le gallerie sono superate da 30 anni. E se la situazione è quella che è, è colpa anche degli artisti. Che l'arte possa fiorire in una tale situazione, mi pare difficile, almeno l'arte che non sia solo un fatto estetico o il biglietto da visita per entrare in questo o in quel "salotto buono". Basta guardarsi intorno: abbiamo perso il buon senso, cioè ciò che ti guidava anche se non eri istruito. Si fa di tutto per andare nella direzione contraria a quella dell'arte. E contro la globalizzazione della mediocrità non c'è speranza».

Ma lei Tongiani sta sempre inerpicato quassù ?

«No! Io vado tutti i giorni al mio studio a Nocchi. Ora devo rimetterlo a posto, c'è un gran casino, non è molto che sono tornato dal Marocco. Sa qual è il problema? Che ogni volta che torno, dopo qualche settimana ho già voglia di andare via. Ma il prossimo anno in Marocco ci sto sei mesi. Giuro! Sei mesi».

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