Il Tirreno

Accordo 2009 nel mirino ma non applicato

Accordo 2009 nel mirino ma non applicato

Così sottolineano in Comune. Ripartendo dal 2008 oggi doppia tariffazione. Coop Canalgrande: ricorso contro la delibera di aprile

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CARRARA. Anche le cooperative di cavatori di Canalgrande, Lorano e Gioia sono state “investite” dal caos tariffe del marmo, ora finito pure nel mirino della Procura di Massa con l’inchiesta del procuratore capo dottor Aldo Giubilaro, sfociata i questi giorni con 15 avvisi di conclusione delle indagini preliminari e l’ipotesi di abuso d’ufficio a carico dal sindaco Zubbani, di membri dell’attuale giunta e di quella del 2009, rappresentanti di Confartigianato, Cna, Lega cooperative, Api che firmarono con l’ente locale l’accordo di 5 anni fa (non siglato da Assindustria, firmataria invece di quello del 2008).

La coop Canalgrande. «Noi gli ultimi accordi 2008-2009 non li abbiamo firmati. Ma di fatto abbiamo sempre pagato quanto richiesto dal Comune, perché scaviamo le cave della città ed è giusto che ci sia una ricaduta economica sulla comunità. Lo statuario non è come il marmo ordinario, ma ci vuole un clima di certezza per il futuro. Non è un problema economico ma di investimenti da progettare in prospettiva, per più anni. – dice Giulio Pegollo presidente della coop Canalgrande – Abbiamo sempre cercato un confronto con il Comune. Le montagne non devono essere “rapinate” ma devono dare occupazione. La Canalgrande dà da mangiare a 50 famiglie, esistiamo da 63 anni, di generazione in generazione. Mai lasciato a casa qualcuno. Ma ora in questa situazione complicata siamo perplessi e rammaricati. Un mese e mezzo fa volevamo un incontro con il Comune, ma ormai l’amministrazione aveva deciso». Si riferisce alla contestata delibera di marzo-aprile. «E allora abbiamo fatto ricorso contro quella delibera, noi e le altre due cooperative, ciascuna per sé». Un fatto storico per le cooperative dei cavatori. E Pegollo spiega: «Abbiamo detto al Comune che intanto continueremo a pagare, riferendoci al 2008. Ma ci vogliono certezze per il futuro. Anche sul problema delle aste per le cave».

La caoticità della situazione si mosrta proprio attraverso le fasi degli ultimi accordi fra comune e associazioni.

La giungla degli accordi fra Comune e associazioni di categoria. L’accordo del 2009 però, sottolineano in Comune, non è mai entrato in vigore. E di conseguenza, per decisione dell’amministrazione, oggi le imprese concessionarie delle cave, di fatto sarebbero soggette a due tariffazioni diverse: quella risalente all’accordo del 2008, per fasce di cave e con canone comunale al 5% (più il contributo regionale del 5%), e quella decisa unilateralmente dal Comune con una delibera dell’aprile scorso, che rimanda al valore medio di mercato dei materiali estratti, calcolato cava per cava, su cui applicare l’aliquota dell’8% (più il 5% regionale).

Un dualismo contestato dalla consigliera di opposizione Claudia Bienaimé che ha chiesto la revoca di quella delibera (approvata in giunta nel marzo e in consiglio comunale a maggioranza in aprile), contestata anche dai grillini per vari motivi, fra cui il fatto che riprende un provvedimento del Comune del 2012, per portare dal 5 all'8% l'aliquota sui canoni di concessione. Nella complessa vicenda, si inserisce infatti anche un’altra decisione comunale: cioè che, visto il mancato perfezionamento degli accordi precedenti, per il biennio 20012-13 si sarebbe passati alla parte ordinaria del regolamento per la determinazione del canone cava per cava. Quell’atto, unilaterale del Comune, è stato bocciato dal Tar (la questione è ora approdata sul tavolo del al Consiglio di Stato), facendo rimbalzare tutto agli accordi del 2008-09. Ma ecco la nuova delibera di aprile, riformulata nel tentativo di non inciampare in un nuovo “no” del Tar: poteva essere tutto risolto? Neanche per sogno. Nel 2008 furono solo 24 su una ottantina le imprese delle cave che firmarono l’accordo; e solo 11 siglarono l’intesa del 2009 più altre 3, che non avevano aderito l’anno prima. Così il Comune ha pensato di usare due misure, dando atto della sentenza negativa del Tar: ripartire dagli accordi sottoscritti gli anni precedenti e applicare le relative tariffe solo alle imprese che avevano firmato. Per le altre (la maggioranza), il biennio 2014-2015 dovrebbe basarsi sul sistema del calcolo cava per cava. La fatturazione, dicono in Comune dovrebbe partire questa estate, con retroattività da gennaio comprensiva di conguaglio. «Votai contro al delibera di aprile – ha spiegato la Bienaimé - anche perché rconosce ufficialmente i beni estimati». E sì, perché c’è anche questo problema sul tappeto. La delibera di aprile , per le tariffe cava por cava, non include i beni estimati. Ma, a parte questo “particolare”, quell’atto pubblico, essendo un decisione non concertata, sta già avendo le sue conseguenze: perché c’è già un mucchietto di ricorsi (almeno sei), come confermano a palazzo civico, uno di Assindustria più alcune aziende collegate, e altri presentati da singole imprese. In municipio non escludono l’arrivo di richieste di arbitrati. L’inchiesta della Procura arriva ad agitare ulteriormente il mondo delle imprese.

Intervento politico. Marco Manneschi del gruppo consiliare regionale Alde (Italia dei valori-Alleanza dei Liberali e Democratici): a proposito dell’inchiesta della Procura sulle tariff del marmo, sostiene che «se le accuse verranno dimostrate, oltre che un danno gravissimo alle casse del Comune di Carrara per le opere di mitigazione ambientale, ci sarebbe anche un danno per la Regione Toscana, la quale destina i proventi della piccola percentuale della tassa ad attività di interesse pubblico, tra cui il monitoraggio. E' opportuno accellerare - come chiede da tempo la consigliera comunale Claudia Bienaimè - l'approvazione della normativa sulle cave, al fine di garantire un equilibrio fra la tutela delle risorse e le attività economiche». Manneschi aggiunge che, nel caso che la questione arrivi in tribunale, «la Regione si dovrà costituire parte civile».

Cinzia Carpita

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