«È dura ma continuiamo lo sciopero della fame»
Istituzioni e sindacati avevano chiesto ai lavoratori di sospendere il digiuno in attesa di un incontro con il curatore del concordato liquidatorio
CARRARA. Ieri era il loro quarto giorno di sciopero della fame, ed hanno deciso di continuarlo, nonostante abbiamo avuto da sindacati e istituzioni la richiesta di sospenderlo almeno in attesa dell’incontro previsto in settimana con il curatore del concordato liquidatorio della Fermet srl (la società madre che ora si chiama Sgi). Il vicesindaco Andrea Vannucci e il sindaco di Massa ieri hanno fatto visita ai quattro lavoratori della Fermet Servizi che stanno digiunando per ottenere risposte sul loro futuro. Con loro anche una quinta dipendente (mentre il sesto è distaccato a Viareggio). I quattro sono in assembela permanente in fabbrica. E la fame comincia ad essere un nemico durissimo.
Renzo Puntelli, 54 anni, di Carrara, racconta questo calvario, iniziato mercoledì scorso assieme a Pierluigi Giaiacopi, Giovanni Oros e Adamo Alberti. «Comprendiamo l’invito che ci è stato fatto, ma siccome ancora non ci sono risposte alle nostre richieste, qua ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: si continua lo sciopero della fame». Quello che è stato riferito loro, dopo una riunione avvenuta in Provincia fra rappresentati dei due Comuni e i sindacati, non ha portato novità. «Non vogliamo mica fare gli eroi – dice Puntelli – venerdì è stato il giorno dei crampi allo stomaco, oggi (ieri, ndr.) è il giorno della sonnolenza. Domani (oggi), siccome la vita continua, faremo entrare le nostre famiglie che in questi giorni abbiamo sentito solo per telefono. Abbiamo bisogno di toccare con mano i nostri affetti. Ma non mangiamo, beviamo solo liquidi. Veniamo monitorati costantemente», fuori dallo stabilimento c’è un’ambulanza che presidia, in caso di necessità. La situazione comincia a pesare molto sui fisici di questi padri di famiglia, su questi lavoratori che non vogliono demordere. Che digiunano per poter far mangiare le loro famiglie.
Questo forse metterà le ali alle istituzioni, alla politica, a chi quelle risposte che loro chiedono, le dia prestissimo. Prima che lo sciopero della fame diventi veramente insopportabile.
Nell’incontro di ieri in Provincia, c’erano anche i consigliere regionali Paolo Marini e Loris Rossetti. «Ci siamo posti obiettivi – dice Vannucci – per dare una mano ai lavoratori di Fermet Servizi e per far capire che c’è solidarietà e vicinanza. Ragionando sugli ammortizzatori sociali, occorre fare in modo che no ci siano “vuoti” temporali nell’erogazione; e si decono poi cercare prospettive alla funzione industriale dell’area. Un’area ristrutturata, sanata con investimenti fatti. Le istituzioni non possono entrare nel merito delle attività private, ma chiederemo un Parleremo della problematica occupazionale e di come si possa salvaguardare la continuità del lavoro. Il sindaco Volpi ed io abbiamo chiesto agli operai di sospendere temporaneamente lo sciopero della fame, di dare credito all’iniziativa di incontro con il liquidatore. I lavoratori non si devono sentire soli».
Paolo Gozzani, segretario della Cgil: «E’ stato accolto il grido di disperazione degli operai, e parleremo con il liquidtore di Fermer srl. La provincia contatterà il Monte dei Paschi che ha un accordo con la Regione per gli anticipi della cassa integrazione in deroga. Tale cassa sarà attivata, ma noi abbiamo chiesto che sia valutata la possibilità di andare incontro ai lavoratori, perché oltre al fatto che viene erogata dopo qualche mese, gli anticipi che possono essere concessi devono poi essere restituiti entro sei mesi dall’erogazione della Cig e su questi tempi ci sono problemi per i lavoratori. Vorremmo che i sei mesi fossero allungati. Vedremo».
Giancarlo Leorin di Uilm: «La cassa in deroga per ora è finanziata fino a giugno. Speravamo dalle istituzioni qualcosa di più, si sono prese del tempo per parlare con il curatore e poi ci rivedremo. Di certo, usciamo dall’incontro abbastanza delusi, ma si poteva prevedere. La cosa preoccupante è che ne usciamo moralmente battuti: quando dei lavoratori fanno una estrema lotta per essere considerati, vuol dire che da qualche parte abbiamo fallito, e ciò dovrebbe far riflettere tutto il territorio».
Cinzia Carpita
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