Sicurezza
Patto della notte, i vigilantes dividono i commercianti
«Sono costi non indifferenti di questi tempi per un locale» Pieretti: «Io aderisco, si tratta di una buona proposta»
MASSA. L'amministrazione comunale si è data tempo dieci giorni per chiamare a raccolta tutti gli esercenti e invitarli a firmare quel “Patto per la notte”, sottoscritto giovedì mattina da sindaco e associazioni di categoria. Intanto il “day after” (dalla sottoscrizione) dei commercianti è caratterizzato da dubbi e perplessità.
Lo spirito generale del patto fra gentiluomini piace: quello di non essere una mera coercizione gerarchica, ma una compartecipazione orizzontale. Il patto, infatti, non è vincolante e non prevede sanzioni, ma si affida al buon senso dei firmatari. Non piace però la nota dolente degli addetti alla sicurezza, obbligatori per i firmatari, per due ordini di motivi. In primo luogo il fattore economico. Secondo alcuni esercenti sarebbe meglio puntare a una auto- selezione dei propri clienti.
«Non vedo perché devo essere obbligato ad assumere addetti alla sicurezza – commenta Lucio Barzi, titolare della birreria Blitz Pub in via Dante – quando anzitutto sono io che creo la mia clientela. Se una persona non mi piace faccio in modo che nel mio locale non venga. Ma soprattutto questo non è il periodo per assumere qualcuno. Avevo assunto in passato, in collaborazione con Pane e Pomodoro, dei vigilantes, ma poi il lavoro è diminuito e ora non posso certo permettermi di riaverlo. Non possono obbligarci».
La pensa così anche Stefania Tazzini, del bar Tabi in piazza Mercurio. «Io sottoscriverò il patto – commenta – ma non sono d'accordo sulla questione degli addetti alla sicurezza. Non vedo perché dobbiamo essere noi ad autotassarci, quando potrebbero esserci altre modalità di mantenere la quiete nel locale».Ma non si parla solo di spesa: i vigilantes non piacciono anche per una questione "etica".
«Non è una questione economica – spiega Alessandro Puccetti, del bar Bocci, in piazza Mercurio – ma è per il rispetto dei nostri clienti. Non è invitante avere vigilantes che girano per i tavoli controllando i nostri clienti. Piuttosto crediamo che sia più efficace assumere qualcuno per la pulizia. Ad esempio: se ci fosse un addetto alla pulizia nel locale, che raccoglie quello che un cliente butta in terra, magari poi il cliente stesso, per rispetto dell'addetto alla pulizia, non lo butta più. È più educativo questo che l'addetto alla sicurezza».
Non tutti chiaramente la pensano così. Alessandro Venturini, proprietario dell'Enoteca Quasimodo in via Dante saluta con entusiasmo il nuovo patto. «Io la vedo come una forma estremamente positiva di autoregolamentazione – commenta – Preferibile sicuramente ai controlli delle forze dell'ordine. C'è bisogno di un equilibrio e questo credo sia la modalità giusta. D'altronde non credo che venga fuori una spesa ingente se ci mettiamo insieme». Anche Luca Bondielli, uno dei tre titolari del nuovo locale in via Dante, il Tropez, sottoscriverà il patto.
«Non ci vedo nulla di eclatante in questo accordo – spiega – nemmeno per la questione degli addetti alla sicurezza. Se ci mettiamo insieme non pesa sicuramente, a maggior ragione se l'amministrazione ci viene incontro come ha annunciato con una detassazione e con le deroghe per gli eventi musicali».
»Io sono stato uno dei primi – chiarisce Giuseppe Pieretti, di Pane o Pomodoro – a dire che avrei sottoscritto il patto. L'ho accolto con entusiasmo perché è ben fatto. Chiaramente speriamo che, quello che noi spendiamo per gli addetti alla sicurezza, ci ritorni in termini di visibilità, di pubblicità. Se è un accordo firmato da due parti è giusto che entrambi contribuiscano».
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