Il Tirreno

«Cassa, scongiurato l’accorpamento»

«Cassa, scongiurato l’accorpamento»

Esulta il sindaco: «Abbiamo fatto gioco di squadra». Eventuali esuberi saranno “scivolamenti” verso la pensione

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CARRARA. Gli esuberi ci sono, 600 a livello di gruppo ma saranno da realizzarsi con esodi incentivati e pensionamenti e, a far da contraltare, è prevista l'assunzione di 150 giovani con contratto di apprendistato e l'estensione del part time. E, almeno per il momento, non si parla di fusioni e accorpamenti per le Casse di risparmio controllate: nel documento diffuso si parla per la precisione di «fusione di Carige Italia in funzione della graduale evoluzione nell'arco di piano verso un modello di Banca Unica, valorizzando le peculiarità dei singoli territori».

Insomma, il piano industriale del Gruppo Carige (che controlla al 90% la Cassa di Risparmio di Carrara, il restante 10% è della Fondazione Crc Carrara), presentato ieri mattina non è del tutto rassicurante sul futuro a lungo termine, ma, almeno nell’immediato, evita lo spauracchio accorpamento e, per gli esuberi, è abbastanza soft. A livello di gruppo, 600 sono circa l’11 per cento; proiettando questa percentuale sulla Cassa (318 dipendenti), sarebbero una trentina di persone: ma - come osserva la consigliera di amministrazione espressione del Patto di minoranza, la carrarese Lucia Venuti direttrice di Amia - «Non ci sono cifre sulle singole banche, non è detto assolutamente che per Carrara siano trenta, potrebbero anche non essercene. Si tratta, come detto esplicitamente nel piano, di accompagnamento alla pensione di persone comunque vicino alla pensione stessa. Sottolinerei che ci saranno delle assunzioni di giovani. Io credo che per Carrara il piano sia un bel risultato - aggiunge Lucia Venuti - il nostro percorso è esterno a Carige Italia, si faranno in futuro contrattazioni con il territorio e valutazioni specifiche. Certamente, occorre tenere alta la guardia, ma per l'immediato rischi non ci sono. Abbiamo lavorato di squadra e i risultati si sono visti».

Il piano prevede, come annunciato da tempo, un aumento di capitale di 800 milioni.

Il sindaco: bene così. Anche il sindaco Angelo Zubbani è soddisfatto: «Intanto - sottolinea - il piano non prevede macelleria sociale e accorpamenti: rispetto a come era impostato il piano, sono davvero contento soprattutto perché le banche controllate non vengono considerate un problema ma un'opportunità. Il fitto lavoro di incontri anche ai massimi livelli che abbiamo svolto insieme, ognuno facendo la propria parte, io in prima persona, con il presidente della Fondazione, il presidente della Cassa e la rappresentante del Cda di Carige Lucia Venuti, ha dato i suoi frutti. In attesa di capire dopo l’aumento di capitale come cambierà la governance, ad oggi annotiamo che abbiamo dimostrato con i fatti che la Cassa di Carrara è la prima del gruppo per raggiungimento di obiettivi nella raccolta rispetto alle dimensioni e ha parametri migliori degli altri, e gli organi del Cda incidono per una percentuale bassissima, superano di poco i 100mila euro; abbiamo fatto presente con i fatti l’importanza del radicamento territoriale. Il piano dice che si parte con la fusione di Carige Italia: da qui al 2018, vedremo quello che succederà, ma nell'immediato rischi non ci sono. Certo - puntualizza - la guardia non si abbassa; abbiamo condotto insieme una battaglia per tenere alte le ragioni utili al gruppo e alla città, ma intanto c’è a verbale, su richiesta proprio di Lucia Venuti, che tutti gli eventuali passaggi futuri andranno comunque riportati in consiglio, con il calcolo di costi e benefici. La banca è sotto duplice ispezione, di Banca d’Italia e Bce, da novembre solo di Bce, in uno scenario di vigilanza continua i conti in ordine della Cassa di Carrara saranno un ulteriore valore aggiunto». Ora c’è il dilemma: partecipare o no all’aumento di capitale? La Fondazione, per restare all’attuale 0,62%, dovrebbe investire quota parte circa 5,4 milioni di euro. «Personalmente - conclude il sindaco - io sono dell’avviso che occorra partecipare all'aumento di capitale: formalmente la decisione spetta alla Fondazione, ci confronteremo, ma lo farei anche per dimostrare che il territorio vuole continuare ad avere un peso nella compagine societaria e anche per una forma di riconoscenza per i cambiamenti subiti dal piano industriale, che inizialmente era ben diverso rispetto alle banche controllate».

Il presidente Mazzi: bilancio in leggera perdita. Il presidente della Cassa Gino Mazzi, da parte sua, osserva: «L’obiettivo che emerge è quello di razionalizzare e migliorare il gruppo, in modo da ottenere migliori parametri. Rispetto alla Cassa di Carrara - aggiunge Mazzi - ha professionalità di grande valore, riconosciute. Esuberi? Numeri non ce ne sono, si tratta solo di scivolamenti ma ci saranno anche nuove assunzioni». Il bilancio 2013 sarà approvato a fine aprile: «Ci sarà una leggera perdita», anticipa il presidente Mazzi. Quindi, e questo è un dato non positivo, la Fondazione Cassa di Carrara non potrà contare sui dividendi della Cassa.

Massimo Braglia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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