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Arringa fiume della difesa per chiedere l’assoluzione

 Arringa fiume della difesa per chiedere l’assoluzione

MASSA. Le sette ore durante l’udienza del 10 marzo non sono bastate all’avvocato Riccardo Balatri per smontare, uno ad uno, i 29 capi d’imputazione a carico di Salvatore Iodice, ex direttore del...

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MASSA. Le sette ore durante l’udienza del 10 marzo non sono bastate all’avvocato Riccardo Balatri per smontare, uno ad uno, i 29 capi d’imputazione a carico di Salvatore Iodice, ex direttore del carcere. Così ieri, di fronte ai giudici Giovanni Sgambati (presidente), Fabrizio Garofalo ed Antonia Aracri, il legale ha proseguito l’arringa. Si è concentrato in particolare su 5 capi d’imputazione ed ha chiesto la completa assoluzione del suo assistito.

Un’arringa “vivace” la sua durante la quale si è più volte riferito, contestandola, alla memoria depositata dal pubblico ministero Rossella Soffio. In particolare il legale ne ha criticato i toni, oltre ad alcune scelto lessicali relative a Salvatore Iodice: «Ripetutamente - Balatri entra nel dettaglio - l’accusa si riferisce al mio assistito appellandolo “il nostro eroe”». Critiche anche all’utilizzo di «cinque punti esclamativi» con lo scopo di rafforzare il contenuto della memoria stessa. Non soltanto, Riccardo Balatri ha letto in udienza - particolare singolare - una lettera anonima che gli sarebbe stata inviata e riguardante uno dei “promotori” dell’indagine su appaltopoli. Un’arringa durata complessivamente oltre 10 ore e durante la quale il pubblico ministero non ha mai abbassato la soglia dell’attenzione.
Non è da escludere, infatti, che durante la prossima udienza, fissata per il 7 aprile, il pm Rossella Soffio replichi a sua volta alle argomentazioni sostenute dal legale della difesa. In quella stessa udienza Salvatore Iodice rilascerà - ne ha più volte sottolineato la volontà - dichiarazioni spontanee.

Quella del 7 potrebbe essere l’udienza della sentenza. Il pubblico ministero ha già formulato le sue richieste: dieci anni per l’ex direttore del carcere, cinque anni per l’ex contabile della casa circondariale Salvatore Cantone e tre anni per Stefano Tendola, geometra del provveditorato alle opere pubbliche.

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