Il Tirreno

Tropicana, la Corte revoca la confisca

di Chiara Sillicani

In appello i proprietari “riconquistano” gli appartamenti. Prosciolto Bertozzi dall’accusa di evasione

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MASSA. La vicenda è alquanto complessa. Ma, tradotti i tecnicismi giuridici, il succo è che la Corte d’appello di Genova proscioglie Antonello Bertozzi dall’accusa di evasione fiscale e “riconsegna” i 23 appartamenti, all’interno della residenza turistica Tropicana, ai legittimi proprietari.

La Corte, infatti, revoca la confisca delle unità immobiliari disposta dal giudice di primo grado e i proprietari esultano. Anche se - e non è un dettaglio - la partita non è definita: chiusa sul fronte penale, rimane, infatti, ancora aperta su quello amministrativa con il Comune pronto ad acquisire al patrimonio le 23 unità immobiliari in via Verdi.

Ma andiamo per ordine. La questione Tropicana finisce nelle aule di tribunale nel 2010: Antonello Bertozzi, commercialista settantenne e amministratore della società che ha costruito e gestito la residenza, è accusato di lottizzazione abusiva, per aver trasformato il complesso in mini appartamenti. Il pubblico ministero Alberto Dello Iacono gli contesta anche l’evasione fiscale per non aver fatturato 700mila euro, frutto delle compravendite. Nel 2012 la sentenza: condanna ad otto mesi ed un anno di interdizione dai pubblici uffici per evasione. La lottizzazione abusiva per il giudice è accertata, ma prescritta. E proprio perché accertata, scatta comunque la pena accessoria - eccoci al nocciolo - della confisca. Antonello Bertozzi ricorre in appello e la Corte di Genova lo proscioglie anche dal reato tributario: l’ultima compravendita - questa la motivazione - risale al 2005 - e l’evasione si prescrive in sette anni e mezzo. Dunque il reato risulta prescritto dal 2012, da pochi mesi dopo la pronuncia della sentenza di primo grado.

Ma il giudice d’appello va oltro e contesta l’applicazione della pena accessoria della confisca per un reato di cui lo stesso tribunale, in primo grado, ha riconosciuto la prescrizione. La Corte quindi accoglie le argomentazioni di Carlo Di Bugno ed Enrico Marzaduri, legali di Antonello Bertozzi e di Riccardo Balatri che rappresenta 17 dei 23 proprietari del Tropicana. In particolare l’avvocato Balatri, in una memoria difensiva, dichiara «illegittima la confisca... e in palese contrasto con la consolidata giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo la quale esclude la possibilità di applicare la sanzione amministrativa (la confisca ndr) qualora sia dichiarata la prescrizione del reato». Insomma, l’azione penale (rinvio a giudizio) sarebbe stata esercitata (nel 2010) quando il reato di lottizzazione era già prescritto. Il reato si prescrive, infatti, in tre anni e l’ultima compravendita risale al 2005. Tradotto: niente pena accessoria, gli appartamenti devono rimanere nella disponibilità dei proprietari. Partita chiusa. Almeno su questo fronte. Perché in ballo ci sono ancora i provvedimenti amministrativi con cui il Comune (e non il giudice) sta disponendo l’acquisizione degli appartamenti. Palazzo civico agisce in base ad una sentenza del Tar che riguarda, però, un’altra rta, il Doria e introduce l’equazione lottizzazione abusiva uguale acquisizione.

Secondo l’avvocato Balatri, però, quella pronuncia del Tar sul Doria nulla ha a che vedere con il Tropicana. Non solo: secondo il legale i procedimenti partiti da Palazzo civico trovano fondamento proprio nella sentenza di primo grado. La pronuncia della Corte d’appello, quindi - spiega Balatri - ne fa venir meno la ratio. Rimane comunque aperta un’altra partita quella di fronte alla giustizia amministrativa per riottenere dal Comune la licenza (ora revocata) da residenza turistica.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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