Italia
«Regione ingrata questa Toscana, io porto le mie imprese al Nord»
Gino Barattini tratta per cedere quote delle sue società che danno lavoro ad oltre 60 persone L’imprenditore: costi dell’energia alle stelle e promesse false di finanziamenti
MASSA. Ha i toni e la sicurezza del capitano di impresa. La capacità di sintesi e la concretezza di chi l’azienda l’ha tirata su da solo, rimboccandosi le maniche.
Gino Barattini all’eloquenza affianca la forza delle immagini e dell’esempio. Evita i giri di parole e va al sodo: «Questo territorio non ha più nulla, sono rimasti - ecco l’immagine più forte - soltanto i condor che mangiano la poca - e sottolinea l’aggettivo - carne intorno alle ossa delle imprese. Dovrebbero andarsene tutti - e si riferisce a politici e amministratori - ma visto che nessuno ne ha il coraggio, beh, allora lo faccio io. Mi stanno costringendo a lasciare casa mia». Detto in altri termini: Gino Barattini (patron di tre aziende ed ex presidente di Cna) a «sbattere contro i mulini a vento» non ci sta, si prepara a fare i bagagli e a portare le sue imprese nel produttivo Nord. E fa sul serio: si è già seduto al tavolo con un gruppo, pronto a rilevare quote delle sue società. «Non pretendono - Barattini presenta i potenziali soci - la maggioranza, ma puntano a portare la sede a casa loro, nel Nord». L’accordo è in fase di chiusura: se i contraenti trovano la quadra, a settembre a casa Barattini comincia - o potrebbe cominciare - lo smantellamento: «Non ho mai detto che i 62 dipendenti saranno licenziati, ma una cosa è certa, la testa delle aziende non sarà più qui».
E la testa è quello che conta: un team che nel 2013 ha garantito un fatturato da 7 milioni a Briel, a Euro Motor Service a all’ultima nata Wts, le tre aziende di elettromeccanica, automazione e impiantistica targate Gino Barattini. Insomma, nelle migliori delle ipotesi, a Massa rimarrà «una sede secondaria», a conferma che di business in terra apuana non se ne fanno. Il tessuto produttivo non c’è: «Non ci sono aziende - l’imprenditore disegna un quadro a tinte fosche - per cui lavorare, eccetto General Electric con la quale abbiamo rapporti di stretta collaborazione, nella meccanica è il nulla e nel marmo - ecco la stoccata - non si fanno investimenti da quindici anni». Addio quindi alle Apuane, si trasloca al Nord.
Gino Barattini non le manda a dire. Lui le valigie non le fa per fuggire dalle tasse. Lui vuole andarsene dalla Toscana, dalla Regione che «ha i più alti costi dell’energia e tempi della burocrazia impossibili», dalla terra «delle false promesse di finanziamento». E ripercorre la sua storia. È figlio di un manovale, ma all’edilizia preferisce il settore elettromeccanico. Lavora come dipendente e nel 1987 fonda la Briel, azienda di impiantistica industriale. E, in prima battuta le cose non gli vanno troppo bene: «A novembre di quell’anno ho rischiato di portare i libri in tribunale». Ma è in Cna e conta sull’appoggio delle cooperative di garanzia. E quell’appoggio lo rimette in piedi, nell’89 la svolta: la Briel sbaraglia grandi gruppi e vince l’appalto per la realizzazione degli impianti nella nuova sede dell’Skf. Barattini ha 7 dipendenti, ne assume altri 8. Negli anni’90 lascia la sede carrarese in via Variante e sbarca a Massa, in via Colombano, a due passi dall’Aurelia. «Sono anni belli, propulsivi, anni in cui il mercato è meno piratesco». La Briel cresce, ha 25 dipendenti. Nel ’98 sorge la Euro Motor Service «per garantire un servizio completo ai clienti, tra cui Eaton ed Skf. La società realizza grandi impianti “chiavi in mano”».
L’ultima nata è la World Technology Service srl: è il 2009 e la nuova azienda assorbe prima 8, poi 15 ex Eaton, «il meglio della multinazionale». Produce macchine per integrare lavorazioni già esistenti e pezzi di precisione per il settore dell’automotive. Barattini alla sua nuova creatura ci crede, ha tra le mani il piano di sviluppo industriale per il trienno 2014-2017, lo sventaglia orgoglioso: «Ho un terreno in viale Galieli, il progetto per un nuovo capannone e un nuovo ciclo produttivo. La licenza per costruire c’è, ma realizzare tutto servono poco più di 800mila euro e per ottenere una mano - assicura - tocca fare i salti mortali. Ho chiesto aiuto alla Regione, Fidi Toscana (la finanziaria di sostegno alle imprese ndr) si è detta disponibile a darci 100mila euro a patto che ne garantiamo 50. Fidi - attacca - si è spolpata per salvare imprese insalvabili. Non serve andare in Svizzera, basta lasciare la Toscana alla volta di Regioni più accoglienti».
Nel percorso di Barattini le banche ci sono state, ma adesso bussare alle porte degli istituti di credito e avere una risposta a è dura. E lo è anche per lui che le banche le conosce (è vicepresidente della fondazione Cassa di risparmio di Carrara): « A dicembre per pagare le tredicesime, ho chiesto un finanziamento a sei mesi, hanno preteso una fideiussione personale, ho messo la mia firma».
Così non si fa business e Barattini si prepara ad andarsene. Il territorio perde tre imprese e - rischio e timore - una settantina di posti di lavoro.
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