Il Tirreno

L’Arpat: «Contaminazione diffusa di suoli e falda»

di David Chiappuella
L’Arpat: «Contaminazione diffusa di suoli e falda»

Sopra media nella nostra Provincia il numero dei malati di tumore Anche una notizia positiva: «Su cinque aree i valori sono tornati nella norma»

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. La Terra dei fuochi e le morti per cancro non riguardano solo la Campania, ma anche Massa-Carrara. Si torna a parlare dei gravi rischi per la salute legati all'inquinamento ancora persistente sul nostro territorio nel dossier "Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?", presentato a Villa Rinchiostra da Legambiente, in cui il nome di Massa-Carrara ricorre molte, troppe volte.

All'incontro, oltre che il presidente del Circolo Legambiente di Massa e Montignoso Paolo Pani, sono intervenuti Mariapaola Antonioli, presidente di Legambiente Carrara, Giorgio Zampetti, responsabile scientifico nazionale dell'associazione, Gigliola Ciacchini, responsabile dell'Arpat provinciale e l'assessore alle finanze Giovanni Rutili. Questo testo, già reso pubblico lo scorso 28 gennaio a Roma, sembra confermare che la forte concentrazione di inquinanti e i ritardi accumulati negli interventi di bonifica dei Sin causano evidenti danni alla salute anche nella provincia apuana. Il dossier di Legambiente ricorda che dal gennaio 2013, dopo il passaggio di alcune di queste aree alla gestione delle regioni, il numero dei Sin in Italia si è ridotto da 57 a 39. Dallo scorso 29 ottobre sono diventate Sir anche una vasta porzione della nostra ex zona industriale e le aree residenziali fino ad allora incluse nel sito nazionale per le bonifiche.

Secondo Legambiente, però, nonostante il passaggio alle competenze regionali, la risoluzione delle questioni ambientali e sanitarie del nostro territorio sarebbe ancora lontana. Il documento redatto dall'associazione ambientalista ricorda infatti che dei già pochi 254 progetti di bonifica di suoli o falde con decreto di approvazione (e quindi tali da permettere l'avvio dei cantieri) solo 17 riguardano Massa-Carrara.

Il dossier di Legambiente cita poi lo studio epidemiologico Sentieri, coordinato dall'Istituto Superiore di sanita ed avente per oggetto 44 Sin italiani, conclusosi nel 2011 ed attualmente in via di aggiornamento, dal quale si ricava che «sono state evidenziate malformazioni congenite a Massa-Carrara, Falconara e Porto Torres e patologie del sistema urinario per esposizione a metalli pesanti e a composti alogenati sempre a Massa-Carrara, Piombino, Orbetello e nel Sulcis».

Ma la nostra provincia figura anche nell'elenco, assai poco invidiabile, in cui si cita l'amianto come uno dei cancerogeni più presenti. In questa classifica poco lusinghiera si menzionano infatti Massa-Carrara, Pitelli a La Spezia, Priolo e il Littorale Vesuviano, zone in cui «la mortalità per tumore maligno della pleura è in eccesso». Sul territorio apuano, in particolare, la presenza di tali neoplasie potrebbe derivare dalle lavorazioni praticate dalla Fibronit, che produceva manufatti in cemento-amianto. In questo scioccante dossier Massa-Carrara viene citata per l'ultima volta in un paragrafo dove Legambiente elenca 19 indagini partite dal 2002 sullo smaltimento illegale di rifiuti derivanti dalla bonifica dei siti inquinati, da cui si evince che in Italia sono stati emessi in proposito 150 ordini di custodia cautelare. Le persone denunciate sono state 550 e le aziende coinvolte 105.

Queste inchieste sono state avviate da 17 Procure, tra cui quella di Massa. Il quadro sulla situazione locale è stato approfondito dalla dottoressa Ciacchini. «Allo stato attuale, -ha detto la responsabile Arpat- benché molte attività produttive siano state dismesse, emerge uno stato di contaminazione diffusa sia nei suoli che nella falda. Meno grave la situazione delle zone marino-costiere, in cui sono stati riscontrati solo 15 superamenti puntuali. I materiali inquinanti sono presenti non solo nei suoli delle fabbriche dismesse, ma anche in aree residenziali, perché venivano utilizzati per riempire quote depresse». Questi veleni sono stati scoperti anche in alcuni terreni per cui risulta già emessa la certificazione di avvenuta bonifica, come ex Dalmine, ex Farmoplant ed ex Italiana Coke, costringendo ad intraprendere ulteriori operazioni di decontaminazione. Ci sarebbero però anche alcune novità incoraggianti.

«Dopo il passaggio alle competenze regionali -ha ricordato la Ciacchini- è stato verificato che in 5 aree lo stato dei terreni e della falda rispetta i valori previsti per le sostanze inquinanti. Questi siti, dunque, sono stati restituiti dalla Regione agli usi legittimi, senza obbligo di bonifica».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa