Sicurezza
Estorsione, assolti i Ricci «Non sono stati loro»
MASSA. In primo grado a Massa padre e figlio erano stati condannati con pene pesanti: Roberto Ricci, 59 anni, a 5 anni e 7 mesi di reclusione più il pagamento di quattordicimila euro; Pablo Ricci, 38
MASSA. In primo grado a Massa padre e figlio erano stati condannati con pene pesanti: Roberto Ricci, 59 anni, a 5 anni e 7 mesi di reclusione più il pagamento di quattordicimila euro; Pablo Ricci, 38 anni, a 4 anni e al pagamento di duemila euro. In appello a Genova, ieri mattina, i giudici invece li hanno assolti dall’accusa di estorsione («il fatto non sussiste») e lesioni («non hanno commesso il fatto»). La sentenza, che verrà motivata tra 70 giorni, arriva dopo anni di udienze e soprattutto una carcerazione che ha superato l’anno. Per entrambi.
Padre e figlio, difesi dagli avvocati Dino Del Giudice e Carlo Biondi, avevano sempre respinto le accuse della coppia che li aveva denunciati. Elio Marzi, 47 anni, e la compagna Lorenza Tongiani, 40 anni, avevano raccontato di essere stati pestati selvaggiamente dai due (insieme ad altri due albanesi che non sono mai stati identificati) per un debito di quattromila euro maturato dall’acquisto di una partita di eroina. Secondo l’accusa i Ricci erano andati a casa Marzi e li avevano pestati. A sangue lui (22 giorni di prognosi), in maniera meno pesante lei (3 giorni di prognosi). Sotto gli occhi del loro bimbo. Era successo alla fine del 2010. Secondo quanto raccolto dal pubblico ministero Vito Bertoni e dalla squadra mobile padre e figlio, insieme ai due albanesi, si erano presentati in via Stradella chiedendo ai due conviventi di saldare il debito. Lui non aveva i soldi e quindi dopo un paio di avvertimenti erano arrivate le botte.
Ma i Ricci - e i loro legali - hanno sempre negato con forza. Pablo ha portato dei testimoni a suo favore che hanno detto che lui quando avveniva il raid punitivo era al bar a vedere una partita in tv, Roberto invece ha dimostrato che era insieme alla moglie, portando come prova i tabulati telefonici. In primo grado questo non era bastato a farli assolvere, anzi il collegio (Failla, Aracri, Ferri) aveva usato la mano pesante. A Genova le cose sono andate differentemente. Anche perché Marzi e Tongiani non si sono mai presentati in aula per confermare le accuse. Motivo? Avevano paura di ritorsioni. Ma così erano state acquisite le loro deposizioni rese alla squadra mobile. Troppo poco per condannare due persone.
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