Sicurezza
Prestito sociale, solo 8 erogazioni
Fino a 3.000 euro ai bisognosi, ma gestire la legge regionale non è facile
MASSA. Su duecentocinquanta domande arrivate ai centri di ascolto per l'attivazione del contributo regionale ''Prestito Sociale'', solo otto - per ora - sono state riconosciute ed attivate. Il problema sta nell'attenzione posta dalla regione riguardo alla ''capacità restitutiva'' dei soggetti richiedenti: se la persona che fa richiesta dell'erogazione vive in condizioni di povertà permanente - e quindi non è in grado di restituire il denaro - il prestito non potrà essere attivato.
«Abbiamo un grande numero di persone, più di duecento circa, che sono senza requisiti - spiega Almo Puntoni della Caritas di Massa Carrara e Pontremoli - molte persone vengono fermate quasi subito perchè se esiste una situazione di povertà assoluta o continua non c'è neanche la possibilità di restituzione del prestito, e questo è un requisito».
La legge, infatti, si rivolge ad una fascia precisa di soggetti: persone che vivono in situazioni di bisogno temporaneo o di fragilità, con una minima garanzia economica. In questo modo il prestito può essere erogato, restituito e riutilizzato più volte.
«Le situazioni sono le più diverse, dagli anziani che vogliono aiutare i figli per un problema di salute o le spese scolastiche dei nipoti, spese familiari come la sostituzione della caldaia o dell'apparecchio per i denti. Le domande - continua Puntoni - arrivano direttamente ai centri di ascolto, i centri ascoltano le persone almeno due volte proprio per assicurarsi che esista un qualche spiraglio per l'attivazione del contributo. Circa quaranta sono in fase si valutazione, ma per ora solo otto hanno trovato conferma. La cosa più difficile è spiegare alle persone che probabilmente non potranno essere aiutate».
Esiste anche un altro problema. La regione Toscana, infatti, ha deciso di bloccare momentaneamente l'attivazione di ''lavori socialmente utili'' come strada alternativa alla restituzione del prestito in denaro. Una possibilità prevista dalla legge stessa: «La regione ha detto che questo tipo di percorso deve essere residuale e particolare - spiega Puntoni - ma su che basi dovrà essere applicato, non abbiamo ancora avuto indicazioni. Il problema riguarda l'erogazione. Infatti se il prestito si trasforma in una sorta di borsa lavoro sarà possibile erogarne solo 50 - il limite fissato dalla regione infatti è di circa 150mila euro - e diventa un problema, bisogna fare delle graduatorie e complicare ulteriormente il quadro».
E anche per l'attivazione delle attività ''socialmente utili'' la strada sembra in salita: «Non è facile - spiega Paolo Casotti dell'Arci Uisp Benetti - come gruppo di associazioni abbiamo chiesto alla provincia l'albo delle associazioni di volontariato, di promozione sociale e delle cooperative sociali, cioè i tre soggetti che potrebbero accogliere tali progetti, abbiamo chiesto di informarli, ma per ora non ha risposto nessuno»
Alessio Profetti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
