Il Tirreno

Fuggiti 5 profughi da Casa Faci Il prefetto: «Non ci sono malati»

di Melania Carnevali
Fuggiti 5 profughi da Casa Faci Il prefetto: «Non ci sono malati»

Accordo tra i Comuni: 4 persone verranno accolte a Massa, tre a Carrara e due a Montignoso Ventisei resteranno invece alla “Michelangelo” di Aulla in attesa del sì alla richiesta di asilo politico

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MASSA CARRARA. La paura di non vedersi riconosciuto lo status di rifugiato o semplicemente la voglia di raggiungere il prima possibile amici o parenti fuori dall'Italia, magari in Germania o in Francia, senza dover attendere – come da manuale - mesi e mesi prima di ricevere almeno un documento di identificazione.

Deve essere stata, probabilmente, una di queste la motivazione che ha spinto cinque dei quattordici migranti arrivati venerdì pomeriggio in città e ospitati a Casa Faci a Ricortola a mettersi nuovamente in fuga. Sono tre palestinesi e due dei tre sudanesi.

I volontari li aspettavano per cena domenica sera, ma non sono mai arrivati. Hanno lasciato nelle stanze tutti i vestiti che la Caritas aveva fornito loro e sono ripartiti. Meta chiaramente sconosciuta. Intanto per gli altri, ieri mattina, si è tenuto in Prefettura un tavolo a cui hanno partecipato tutti i sindaci – o delegati – della Provincia e le varie associazioni locali che si stanno occupando dell'emergenza, fra cui Arci, Caritas e Fondazione Migrantes, per definire un piano di intervento.

I ventisei richiedenti asilo ospitati nella casa di riposo “Michelangelo” ad Aulla rimarranno lì, mentre per i nove attualmente ospitati nel comune di Massa i sindaci di costa dovranno farsi carico di trovare altre strutture, dal momento che la disponibilità di Casa Faci è fino al 31 marzo.

La Prefettura, ieri mattina, ha concordato con i presenti che quattro rimarranno nel territorio massese, tre andranno a Carrara e due a Montignoso e ogni Comune dovrà individuare il luogo dove ospitarli in attesa che il Ministero dell'interno si pronunci sulla richiesta di asilo politico.

Tema, tra l'altro, ostico. È possibile, infatti, come spiega Sara Vatteroni della Fondazione Migrantes, che ai sudanesi non venga riconosciuto, non essendo il Sudan un paese dove vengono violati – secondo la carta - i diritti fondamentali dell'uomo sanciti dalla nostra Costituzione. Stesso discorso valeva quindi per i palestinesi. «Secondo l'articolo 10 della Costituzione italiana - spiega – lo stato di rifugiato deve essere dato a chi, nel suo paese, viene negato l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana. Sudan e Palestina non rientrano in queste categorie, perché benché sia in corso una guerra sanguinaria non c'è uno Stato che toglie libertà o diritti ai propri cittadini, come potrebbe essere il caso di un paese in cui l'omosessualità è considerato reato. Quindi è molto probabile che ai sudanesi e palestinesi non venga riconosciuto il diritto all'asilo politico».

Da Palazzo Ducale sono arrivate anche rassicurazioni sullo stato di salute di tutti i migranti. Una precisazione resa necessaria dall’allarme sul rischio di tubercolosi lanciati in internet da Forza Nuova.

«I nostri medici della Asl – spiega il prefetto Giovanna Menghini – hanno fatto tutte le visite del caso e hanno confermato che sono in salute: nessuna epidemia di tubercolosi. Sono solo allarmismi quelli che sono stati fatti circolare».

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