Il Tirreno

Cave, imprenditori a Napolitano: «Non chiudeteci»

di Tiziano Baldi Galleni
Cave, imprenditori a Napolitano: «Non chiudeteci»

Appello anche a Renzi del coordinamento delle aziende del marmo del Parco delle Apuane: tutelate il lavoro

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SERAVEZZA. «Il coordinamento delle imprese lapidee del Parco delle Apuane minacciate di chiusura dal piano paesaggistico della Regione Toscana volto, in maniera ingiustificata, a cancellare migliaia di posti di lavoro, e l’associazione degli industriali della Provincia di Lucca si rivolgono alle istituzioni affinché sia definitivamente ascoltata la loro voce».

Inizia così l’appello degli imprenditori del marmo rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Premier Matteo Renzi, e alle segreterie nazionali dei sindacati dei lavoratori.

Fulcro della questione il Piano paesaggistico della Regione che entro la fine del mandato di Enrico Rossi dovrà essere approvato dal Consiglio regionale e andrà ad incidere – a quanto pare – sulle aree estrattive all’interno del Parco. «Non si permetterà – si legge nella lettera - di toccare i posti di lavoro. Quello che sta accadendo in Toscana è irragionevole. L’urgenza della Regione non dovrebbe essere quella di cancellare i posti di lavoro esistenti, ma di creare quelli che mancano».

Per la prima volta il Coordinamento delle imprese lapidee del Parco, costituito dal consorzio Cosmave per la Versilia e dal Cav per Massa, esprime anche l’esigenza di sedersi ad un tavolo con la giunta Rossi. La Regione invece attualmente sta dialogando con i circa 9 sindaci dei comuni interessati.

«La Regione prosegue nelle sue decisioni e nel suo Piano senza confronto alcuno – tuonano gli imprenditori - con le realtà imprenditoriali e lavorative intercluse nel Parco delle Apuane e direttamente interessate dal piano paesaggistico». E proprio dal secondo incontro tra Enrico Rossi, l’assessore all’urbanistica Anna Marson, e i sindaci, era emersa la proposta della Regione di presentare un piano concreto con tanto di finanziamenti per un’economia alternativa a quella dell’estrazione.

Ma per gli industriali del marmo, che si dichiarano pronti a mettere in atto «proteste e azioni di difesa contro la Regione», arriva una secca bocciatura.

«Nessun investimento potrebbe riconvertire nell’immediato e nel futuro un indotto di oltre 300 milioni di euro all’anno. La Regione ha a sua disposizione oltre il 96per cento del territorio del Parco delle Apuane per effettuare nuovi investimenti, investimenti che semmai debbono essere volti a coprire quella parte dell’economia locale bloccata che non viaggia e prospera attraverso l’estrazione e la lavorazione del marmo».

Intanto le proposte contenute nel Piano paesaggistico relative alle aree estrattive nel Parco sembrano essere state accantonate per ripartire con il Piano del Parco del 2002 che prevede la chiusura di tre siti di cava, dei 65 che attualmente sono attivi.

La lettera-appello scritta dal Coordinamento delle imprese lapidee del Parco, rivolta anche al Ministro dell’economia e finanza Pier Carlo Padoan, che di recente a Cernobbio si era espresso sulle condizioni del mercato del lavoro, la competitività e la buona occupazione. Ma, soprattutto, sulla «preoccupazione – spiegano gli industriali del marmo - per l’altissima percentuale di persone a rischio povertà o esclusione sociale, che confermano che in Italia non ci si può permettere di perdere neanche un solo posto di lavoro, né tantomeno si possono danneggiare le imprese salde e attive. Se l’indirizzo del Governo è quello di trovare rimedi alle tragiche difficoltà del paese – insiste la lettera - al problema dell’occupazione, alle emergenze sociali dovute alla chiusura delle imprese e alla conseguente perdita inarrestabile dei posti di lavoro, ciò che sta accadendo in Toscana è quanto di più assurdo cui si possa assistere».

Perché in fondo, secondo chi tutti i giorni sale in montagna per estrarre l’oro bianco delle Apuane, non esiste una reale questione ambientale alla base della richiesta della chiusura delle cave.

«Le giustificazioni ambientali addotte per l’applicazione del nuovo piano paesaggistico - dicono gli imprenditori - non trovano riscontro nella realtà, le vere problematiche ambientali in Italia sono di ben altra natura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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