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L’accusa

«Dichiarazione infedele» Avvocato a processo

CARRARA. Oggi a processo per maxi dichiarazione infedele che si sarebbe protratta secondo l'accusa dal 2007 al 2011, l’avvocato del lavoro Claudio Lalli. La pm titolare dell'inchiesta, è la...

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CARRARA. Oggi a processo per maxi dichiarazione infedele che si sarebbe protratta secondo l'accusa dal 2007 al 2011, l’avvocato del lavoro Claudio Lalli.

La pm titolare dell'inchiesta, è la dottoressa Rossella Soffio: secondo l'impostazione della pubblica accusa, negli anni presi in esame, complessivamente l'avvocato Lalli avrebbe indicato nelle dichiarazioni fiscali importi inferiori di redditi a quanto effettivamente avrebbe dovuto (sempre secondo gli inquirenti). Questa, quindi, è la convinzione della magistratura, che da oggi dovrà passare il vaglio del tribunale. In particolare, a quanto emerge, le cinque dichiarazioni dei redditi" - questa l'ipotesi di reato contestata all'avvocato Claudio Lalli - sarebbero state complessivamente inferiori per circa nove milioni di euro, e nei 5 anni, questo avrebbe comportato il mancato versamento dell'Irpef per circa 3,8 milioni, e dell'Iva di un milione e 700 mila euro circa. Nel procedimento la parte offesa è l'Agenzia delle Entrate di Carrara, che evidentemente conta attraverso il processo di rientrare in possesso di quelle che ritiene le sue spettanze. l’avvocato Claudio Lalli.

Sempre stando al capo di imputazione per l’anno 2007 sarebbe stata evasa l’Ipref per 854.106mila euro e l’Iva per 397.258mila euro.

Nel 2008 si parla di 1 milione 641mila 534 euro per quel che riguarda l’Irpef e 763mila 504 euro di iva.

Per il 2009 la presunta evasione dell’Irpef sarebbe stata di 438mila 807 euro e di 204mila 96 euro di Iva.

Nel 2010 l’Irpef evasa sarebbe pari a 673mila 708 euro, e 313mila l’Iva. Infine nel 2011 presunta evasione di 225mila euro di Irpef e di 106mila 505 euro di Iva. La procura contesta all'avvocato Claudio Lalli la continuazione dell'ipotesi di reato (articolo 81 del codice penale) legata all'articolo 4 del decreto legislativo 74 del 2000, ovvero "dichiarazione infedele". In particolare, sulla base di questo articolo, «è punito con la reclusione da uno a tre anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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