Il dolore
Cave nel parco? Chiuse, anzi no Tira e molla tra sindaci e Regione
MASSA. È un tira e molla di punti di vista e interpretazioni quello che si gioca intorno alla discussione in sede regionale sul piano paesaggistico, tanto decantato dagli ambientalisti, quanto...
MASSA. È un tira e molla di punti di vista e interpretazioni quello che si gioca intorno alla discussione in sede regionale sul piano paesaggistico, tanto decantato dagli ambientalisti, quanto bocciato da imprenditori del marmo e da alcuni amministratori, per aver “proposto” la chiusura totale delle cave intercluse nel parco delle Alpi Apuane. I sindaci della Versilia sostengono, infatti, che dal secondo incontro tenutosi in Regione, sia saltato fuori un altro punto fermo accolto con favore dalla giunta regionale: il principio secondo cui le aziende che applicano la filiera corta, ovvero che lavorano buona parte del marmo estratto in loco, non avranno niente da temere dal Piano paesaggistico regionale. In altre parole: le cave che favoriscono il lavoro locale non chiuderanno. Diverso, invece, il punto di vista degli amministratori massesi, secondo cui la partita è ancora aperta. Anzi, in alto mare. Lo sostiene il vicesindaco e assessore all'ambiente, Ulian Berti, che spiega: «Di punto fermo non c’è ancora nulla. È in corso la discussione e, da quello che mi è stato detto, dal momento che al tavolo partecipano solo i sindaci, la Regione ha proposto di coinvolgere i tecnici comunali in modo da avere una consulenza dettagliata sulle attività estrattive zona per zona». Nulla di definitivo, quindi, secondo il vicesindaco massese. Il piano paesaggistico è ancora in standby e aspetta di capire come “accontentare” tutti, salvaguardando l’ambiente e tutelando il lavoro. Nei prossimi incontri, quindi, saranno analizzati a un tavolo formato da tecnici e politici i vari bacini marmiferi, per aggiornare il quadro normativo che si andava a proporre con il Piano del Parco del 2002. «Se si decidesse di non chiudere più le cave che applicano la filiera corta – aggiunge Berti – sarebbe un controsenso, perché andrebbe contro il principio ambientalista che guida il piano. La discussione è ancora aperta, quindi, e si dovrà capire come trovare un giusto equilibrio fra tutela ambientale e lavoro». Diversi punti di vista, quindi, ma d'altronde si sa che i sindaci versiliesi sono agguerriti e hanno affilato le armi per combattere la loro battaglia contro la chiusura della cave. «Non abbiamo parlato di nessuna chiusura: noi le cave le vogliamo aperte tutte in area Parco – commenta il sindaco di Stazzema, Michele Silicani – che estraggano con le regole del Parco che abbiamo e ci siamo imposti già da 12 anni. Il Piano del 2002 ci va bene ma andrà attualizzato perché tutte le cave ad oggi attive lavorino anche in futuro». Intanto, in tema di lavoro, la Regione ha fatto sapere che è pronta a elaborare un progetto di riconversione, fatto di contenuti e una previsione di finanziamenti, sullo sviluppo di un’economia alternativa nell'area parco.
Melania Carnevali
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