La manifestazione
Profughi, subito cibo vestiti e scarpe
Hamdi, 28 anni, ingegnere palestinese: «It’s ok». Domani vertice in prefettura per l’emergenza
MASSA CARRARA. Hamdi è in riva al mare davanti a Casa Faci dove è ospitato con gli altri tredici profughi arrivati venerdì pomeriggio a bordo di un pullman. Altri ventotto profughi sono invece ospitati ad Aulla.
Hamdi lancia un sasso in acqua e con sguardo malinconico guarda l'orizzonte, come se volesse arrivare dritto alla sua terra: la Palestina. Viveva vicino alla striscia di Gaza con la sua numerosa famiglia e faceva l'ingegnere. Ha solo 28 anni. Nell'infinita guerra che attanaglia quella terra, ha perso numerosi amici e familiari, ma, dopo aver visto morire due dei suoi nipoti piccoli, uccisi da una bomba mentre giocavano nel piazzale di casa, ha deciso di andarsene.
Ha lasciato tutto quello che aveva ed è partito alla ricerca della pace con solo un mazzetto di soldi e i vestiti addosso. È uno dei pochi migranti ospitati nella struttura di Ricortola che parla inglese fluentemente e quando gli chiediamo come si senta nel suo secondo giorno in città, scrolla le spalle e dice solamente: “It's ok”. Non tutti hanno voglia di parlare.
Sono visibilmente traumatizzati da quel viaggio in fuga dalla guerra, dove a essere incerto non è solo il futuro ma è il viaggio stesso. La maggior parte di loro, infatti, viene dalla Nigeria e ha viaggiato giorni e notti intere, per terra e per mare, in condizioni disumane, cantando sotto le stelle o sotto il sole inni di speranza. Alcuni – raccontano i migranti – non ce l'hanno fatta. Ci sono, oltre a nigeriani e palestinesi, anche alcuni sudanesi.
Hanno dai 18 ai 40 anni, età media comunque 26. Tutti uomini scappati dai conflitti armati. Adesso sono sistemati in stanze multiple nell'accogliente albergo a due passi dal mare, dove però potranno rimare solo dieci giorni.
Ancora non hanno documenti, ma solo un biglietto con un numero di identificazione, per questo non potranno allontanarsi da Casa Faci. I volontari della Caritas ieri hanno portato loro vestiti e scarpe di ricambio, insegnato qualche parola di italiano e dato due nozioni di geografia.
«Nessuno di loro – ci spiegano i volontari – aveva la minima idea di dove fossero».
Sono spaesati, chiedono insistentemente cosa succederà loro e dove andranno. Nessuno ancora lo sa.
Domani mattina, alle 12, ci sarà l'incontro in Prefettura fra amministratori, forze dell'ordine e associazioni di volontariato, che si confronteranno per capire come affrontare l'emergenza.
Intanto, ieri pomeriggio, i migranti, sono rimasti tutto il giorno in spiaggia a passarsi il pallone con calci svogliati, attendendo che ritorni, almeno, la speranza.
Stesso discorso, stessa incertezza per i profughi ospitati dalla Caritas ad Aulla. Sono stati rifocillati, vestiti, ma ancora tutti devono capire che cosa succederà nelle prossime ore, nei prossimi giorni.
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