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Crisi indotto Pignone, quattordici licenziati

Crisi indotto Pignone, quattordici licenziati

MASSA. Nei prossimi giorni a 14 dipendenti di una ditta esterna del Nuovo Pignone saranno recapitate le lettere di licenziamento. I sindacati provinciali delle tute blu protestano: «La quasi...

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MASSA. Nei prossimi giorni a 14 dipendenti di una ditta esterna del Nuovo Pignone saranno recapitate le lettere di licenziamento. I sindacati provinciali delle tute blu protestano: «La quasi totalità delle maestranze ha frequentato corsi di formazione finanziati con risorse pubbliche con lo scopo di formarli e collocarli all’interno di aziende dell’indotto Pignone», scrivono Fiom, Fim e Uilm.

E aggiungono: «Dopo poco più di un anno la ditta in cui lavoravano è fallita vanificando dì conseguenza tutti i loro sacrifici e mortificando le aspettative di chi sperava, in questo momento dì profonda crisi, di aver trovato una stabilità occupazionale, magari dopo anni di incertezza e di promesse non mantenute». Fim-Fiom-Uilm hanno avviato una serie di incontri per trovare una soluzione, che portassero alla ricollocazione delle rnaestranze «ritenendo inaccettabile che all’interno di una realtà come quella del Pignone di Massa si possano verificare episodi di questo genere, frutto a nostro avviso anche di una politica di appalto al massimo ribasso, che ha come unico scopo il contenimento dei costi a scapito dei lavoratori».

Le segreterie provinciali dei sindacati che tutelano gli operai proseguono la loro battaglia: «Riteniamo inaccettabile che persone formate, preparate e che hanno contribuito all’attività del Nuovo Pignone vengano abbandonate al loro destino, mentre potrebbero essere ricollocate all’interno di altre aziende visto che l’attività che svolgevano esiste sempre e quindi necessita di personale qualificato. Quello delle ditte esterne metalmeccaniche (e non solo), che gravitano nell’indotto Pignone è una questione spinosa, che più volte, abbiamo cercato di affrontare ritenendo che per quanto ci riguarda esiste una responsabilità sociale di chi appalta proprie attività». E concludono con amarezza: «Purtroppo registriamo anche in questa occasione la non disponibilità nell’affrontare questa situazione».

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