La manifestazione
Professori e Ata in 50 in pensione dal 1º settembre
Il fenomeno interessa soprattutto le scuole dell’infanzia e le medie: possibili problemi per la sostituzione
MASSA CARRARA. Nella nostra provincia, fra docenti e Ata, sono 50 i dipendenti della scuola che andranno in pensione a partire dal 1° settembre di quest’anno, quando si aprirà la “finestra” che consentirà loro di lasciare il lavoro.
Numeri in linea con gli anni scorsi e con le previsioni, ma che potrebbero preludere a una difficoltà nel rimpiazzo. Le richieste all’ex Provveditorato (ora Ufficio scolastico provinciale) sono arrivate entro la metà del mese di febbraio. Ad andare a riposo saranno 10 insegnanti delle scuole dell’infanzia, 7 della scuola primaria (cioè le elementari), 14 delle medie e 12 delle superiori.
Tra i professori di questi ultimi due ordini di scuole c’è una prevalenza (7) nella classe di insegnamento di italiano, storia e geografia, seguita da quella di educazione tecnica (5). Tre gli insegnanti di matematica, due quelli di lingua straniera (1 inglese e 1 francese), 3 di chimica, 1 di discipline pittoriche, 1 di metodologie dei servizi sociali, 1 di meccanica, 1 di educazione fisica, 1 di storia e filosofia, e 1 di lettere e latino. Complessivamente, inoltre, ci sono 7 unità ad andare in pensione fra il personale Ata: 3 collaboratori scolastici, 3 assistenti amministrativi e uno tecnico. Fin qui i numeri, che, però, hanno bisogno di un’interpretazione.
A fornirla è Lucia Natali, segretaria provinciale della Cisl Scuola. «E’ interessante soffermarsi sui pensionamenti alle materne ed elementari, -spiega la sindacalista- che sono 17».
La spiegazione di ciò sta nella riforma previdenziale Fornero, che, da una parte, ha bloccato a scuola molti docenti, nati intorno al 1952, che si sono visti aumentare i requisiti per andare in pensione, mentre dall’altra apre questa possibilità a diverse insegnanti delle materne ed elementari.
«Nelle scuole dell’infanzia e in quelle della primaria -fa notare la Natali- abbiamo maestre che spesso hanno iniziato a insegnare da giovani, dopo la maturità e così possono far valere il requisito dei 41 anni e 6 mesi di contribuzione, che permette loro di andare comunque in pensione».
Nella nostra provincia, però, risulta considerevole anche il numero dei futuri pensionati tra i docenti delle medie e superiori, che sono ben 26 su un totale di 43 insegnanti. Si apre, poi, da qui a settembre, anche il problema del ricambio di questo personale, che ora come non mai potrebbe essere a rischio.
Sembra infatti che il prossimo anno scolastico le assunzioni di nuovi docenti con contratto a tempo indeterminato dovrebbero essere effettuate esclusivamente dalle graduatorie dei vincitori del concorso. Il problema, però, è che il famoso “concorsone”, che avrebbe dovuto garantire l’immissione in ruolo per migliaia di insegnanti, è in buona parte ancora fermo ai box, con le commissioni che non riescono a portare a termine l’esame dei candidati.
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