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Pc e iPhone in cambio di protezione

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Maresciallo dei carabinieri accusato di concussione: avrebbe preteso regali dalla donna che aveva denunciato il convivente

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CARRARA. Si era rivolta a lui per denunciare le botte e le minacce subite dal convivente, dopo l’ultimo cazzotto sul volto che l’aveva mandata al Pronto soccorso.

E lui, un maresciallo dei carabinieri, non solo avrebbe sepolto la denuncia in un cassetto. Ma avrebbe chiesto alla donna, una ucraina di 40 anni, prima un computer, poi un I-phone 3 e, addirittura un telefono cellulare da regalare alla moglie per Natale. Dicendo, secondo quanto dichiarato dalla donna nella sua denuncia, che: «Così funziona, per avere bisogna dare». Insomma anzichè trovare un porto sicuro per lei era cominciato un altro incubo.

Una vicenda complessa e delicata e una serie di accuse che, al momento, la Procura della Repubblica ha fatto proprie (facendo seguire le dichiarazioni della donna con tutta una serie di accertamenti della Guardia di Finanza e l’acquisizione di tabulati e intercettazioni telefoniche) con la richiesta di rinvio a giudizio a carico del maresciallo di 51 anni.

Il pm titolare dell’indagine è il dottor Alberto Dello Iacono: l’udienza preliminare è in programma nei prossimi giorni.

La donna, che nella richiesta di rinvio a giudizio è indicata come persona offesa, insieme al Ministero della Difesa, si è costituita parte civile ed è assistita dall’avvocato Barbara Volpi.

La ipotesi di reato contestata al militare è quella di concussione perché, con più azioni, abusando dei suoi poteri e quindi come pubblico ufficiale induceva la donna che si era rivolta al comando dei carabinieri per sporgere querela contro l’ex convivente (per percosse, lesioni e minacce) a promettergli e consegnarli indebitamente alcuni beni.

Il gip ora dovrà decidere sull’eventuale rinvio a giudizio del militare o sull’archiviazione.

«Io ti aiuto, ma in cambio mi devi fare avere un computer». Tutto sarebbe cominciato con questa richiesta.

E i fatti oggetto della denuncia e della richiesta di rinvio a giudizio sarebbero andati avanti dall’ottobre del 2010 al marzo del 2011. Tutto prende l’avvio, sempre stando all’accusa, il 28 e il 29 ottobre di quattro anni fa.

Il carabiniere, prospettando la necessità di avere un aiuto in cambio dell’impegno che le avrebbe assicurato per proteggere la donna (che si era rivolta ai militari dell’Arma per denunciare notte e minacce) dall’ex convivente, le avrebbe chiesto un computer. E la donna gli avrebbe quindi consegnato un pc da 699 euro, fornito di borsa.

Ma le richieste non si sarebbero esaurite qui. In due occasioni successive il carabiniere avrebbe chiesto, e ricevuto, un Iphone 3 e un altro telefono cellulare, specificando che sarebbe stato il regalo di Natale per la moglie. E, infine la lista delle richieste sarebbe proseguita con una videocamera, che la donna aveva a casa, dicendo che gli sarebbe servita per controllare l’ex convivente. Non solo, sempre stando a quanto finito nella richiesta di rinvio a giudizio del sottufficiale, avrebbe chiesto alla donna di acquistare un computer portatile per un collega, di un’altra stazione dei carabinieri, e una fotocamera ultimo modello. Ma a quel punto l’ucraina lo aveva già denunciato alla Guardia di Finanza. E da qui ha preso le mosse tutta l’indagine su cui dovrà esprimersi il giudice nell’udienza preliminare.

(a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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