Il Tirreno

Cassa, timori per esuberi e “fusione”

Massima allerta in attesa del piano industriale della capogruppo Banca Carige che sarà illustrato il 27 prossimo

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CARRARA. C’è grande attesa, e anche molto timore, in vista del prossimo consiglio di amministrazione della capogruppo Banca Carige, in programma giovedì 27, e nel quale ci sarà l’approvazione del progetto di bilancio oltre alla presentazione del temuto piano industriale.

Le parole che da tempo circolano negli ambienti economici e finanziari cittadini sono sostanzialmente due: incorporazione ed esuberi. Il timore è che nel piano di ristrutturazione richiesto d Banca d’Italia alla capogruppo Carige (che detiene, lo ricordiamo, il 90% della Cassa di Carrara Spa, il restante 10 per cento è nelle mani della Fondazione Crc Carrara), oltre all’annunciato aumento di capitale da 800 milioni di euro, rientri anche un piano di esuberi e una “razionalizzazione” che possa portare a una perdita di peso specifico dell’istituto bancario cittadino. Fra i rumors, di tutto di più: anche la fusione e quindi l’eliminazione del consiglio di amministrazione della Crc Carrara (ma anche delle altre banche controllate dal gruppo genovese, cioé la Cassa di Risparmio di Savona e la Banca del Monte di Lucca), in nome di tagli e risparmi.

Qualcuno ipotizza che gli esuberi di gruppo possano arrivare fino al 20% (non licenziamenti, ma un piano di “dimagrimento”). Per la Cassa, i conti sarebbero presti fatti: i dipendenti sono 312, a rischio sarebbero fra i 50 e i 60 posti. Numeri virtuali ad oggi, perché comunque i tagli sarebbero soprattutto dove i numeri, vedi a Genova, sono maggiori. Alberto Pincione, presidente della Fondazione Crc Carrara, di questi rumors è a conoscenza e non nasconde qualche apprensione. «Sul piano industriale - spiega - sappiamo solo che ci stanno lavorando: non abbiamo visto bozze e nemmeno ne ha viste la nostra rappresentante nel consiglio di amministrazione di Carige, la dottoressa Lucia Venuti. In vista della presentazione del 27 non nascondiamo che ci sono timori e apprensione, legati alla razionalizzazione della rete della banca, e la possibilità che non nell'immediato ma in prospettiva si vada a un'incorporazione delle controllate, cioè noi, Savona, Banca del Monte. Tra l'altro - aggiunge il presidente Pincione - noi abbiamo i patti parasociali scaduti, e non abbiamo più molto potere contrattuale. Devo però dire che ad oggi nessuno ci ha detto esplicitamente di incorporazione ed esuberi: il punto è che Banca d’Italia fra i suoi rilievi ha chiesto maggiore razionalizzazione, e questa, tradotto in termini pratici, con debita gradualità potrebbe essere anche di evitare gli oneri dei cda. Fra l’altro, l'amministratore delegato che sta preparando il piano è gradito a Banca d’Italia, pertanto aspettiamo tutti di vedere come tradurra le richieste della banca centrale. Carige - sostiene ancora Pincione - ha effettivamente dei problemi, dovuti ad una forse eccessiva dilatazione, ma i fondamentali sono sani, l’ex presidente Giovanni Berneschi l'ha trasformata in una delle grandi banche italiane, e secondo me si stava muovendo bene con Unipol e Gavio per rafforzarla. Sono convinto che se supera questo momento di riassetto le prospettive sono buone, e infatti il titolo sta riaumentando».

Restano però i timori per il futuro dell’istituto cittadino di cui detenete il 10 per cento delle quote. «Certo - replica l’avvocato Pincione - i timori ci sono, noi facciamo parte di un patto che ha cinque rappresentanti nel cda, dei quali uno nostro; il patto ha il 6,5 del capitale azionario, noi come Fondazione Crc lo 0,67% di Carige, non siamo neppure entusiasti dell’aumento di capitale; in passato abbiamo investito molto e ora stiamo pagando in termini di mancato dividendo, quindi ci penseremo due volte se aderire o no. Una cosa è certa: valutermo il da farsi insieme alle altre fondazioni, con Savona e Banca del Monte abbiamo contatti frequenti e adotteremo una strategia comune. Rispetto ad eventuali esuberi, anche di queste non ho conferme, fanno parte dei timori generali: non penso a licenziamenti, ma una contrazione graduale ci sta, anche su questo non ho niente di preciso», conclude il presidente Pincione.

Anche Lucia Venuti, direttrice di Amia e consigliere di Carige, conferma: «Fino a questo momento non c’è niente di ufficiale, il 27 ci illustreranno il piano industriale».(m.b.)

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