Il Tirreno

Assenteismo, condannata guardia provinciale

Assenteismo, condannata guardia provinciale

L’agente e aveva presentato un certificato per un infortunio al ginocchio ma correva in bici

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MASSA. Invece di stare a casa come da certificato medico presentato al datore di lavoro, per un infortunio al ginocchio, partecipava alle corse amatoriali di ciclismo. Con l’accusa di assenteismo una guardia provinciale è stata prima indagata, poi rinviata a giudizio. E ha subito già due processi: in primo grado assolto, in appello - disposto dall’impugnazione del sostituto procuratore Rossella Soffio - invece l’agente è stato condannato a diciotto mesi. I giudici genovesi sono stati convinti dalle prove portate dal pm per dimostrare le accuse.

L’uomo doveva rispondere delle accuse di truffa aggravata ai danni della Provincia e di falso ideologico. Il pubblico ministero Rossella Soffio contestava la truffa non solo per la presunta partecipazione alla corsa, ma anche per un non corretto utilizzo dei permessi 104. Permessi riconosciuti a chi ha un familiare da accudire. Accusa questa però non suffragata da prove. La guardia provinciale era accusato anche di falso perché, secondo il pm, «avrebbe indotto in errore il medico dell'Inail» che gli ha riconosciuto disturbi tali al ginocchio da prolungare il periodo di assenza per infortunio.

I fatti risalgono al 2009. Il processo a Massa si era tenuto di fronte al giudice monocratico Antonia Aracri tra il 2010 e il 2011. In un’udienza era stato sentito anche Giorgio Ceragioli, comandante della polizia provinciale e testimone del pubblico ministero. Ma il suo racconto non aveva convinto il giudice Aracri che in primo grado aveva dato ragione all’avvocato Adriano Martini, assolvendo la guardia. Ma è andata in maniera opposta nell’appello di Genova, dove è arrivata la condanna a 18 mesi. Adesso l’ultima parola toccherà alla Cassazione.

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