Il Tirreno

Beni sociali, verso un esposto

Beni sociali, verso un esposto

L’Associazione per la tutela di Vinca medita di contestare la Walton

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CARRARA. Continua a tenere banco la diatriba sulla Comunione dei Beni sociali di Vinca. La "Associazione volontaria per la tutela dei beni e dei diritti degli appartenenti alla Comunione dei beni sociali di Vinca", costituita nell'ottobre del 2012, come ormai noto ha l’obiettivo di ricercare nuovi eredi eredi legittimi dei primi 66 cespiti, o stipiti familiari che nel 1787 davanti al notaio Securani sottoscrissero i patti sociali "pel godimento dei beni di Vinca".

Eredi che per mille motivi, ribadisce l’Associazione presieduta da Fabrizio Colonnata e che fra i consiglieri più agguerriti vede Evaristo Battaglia e la decana Annunziata Borzani), potrebbero in questi secoli essere emigrati e quindi non essere a conoscenza dei loro diritti. Diritti a partecipare alla Comunione dei beni sociali; e quindi, alla divisione degli utili derivanti da quella Comunione, legati soprattutto all'utilizzo delle cave del bacino del Sagro appartenenti alla Comunione stessa. Si ribadisce: «Le ricerche sull'eventuale diritto ad essere parte della Comunione saranno fatte in modo gratuito», afferma il presidente Fabrizio Colonnata, il cui numero di telefono è 0585-949382.

Uno dei punti chiave, proprio per la distribuzione degli utili - si torna a sottolineare - è arrivare a definire le quote di ciascun appartenente alla comunione. La tesi dell'associazione è che la Walton, storicamente soggetto di riferimento della Comunione, non avrebbe il 34 per cento ma una quota inferiore. Vi è da dire però che proprio ieri la Walton si è espressa sostenendo le ragioni per le quali è corretto da parte sua parlare del 34%. perché gli stipi, sostiene la Walton, sono solo 40 e non più 66.

Di tutt’altro avviso l’Associazione: «Fra il 1909 e il 1929 - ricostruisce nuovamente l'Associazione per la tutela dei beni e diritti degli appartenenti alla Comunione - la Walton acquista uno dopo l'altro, da alcuni dei 66 stipiti, varie quote dei beni complessivi; ma si limitò all'acquisto del "sottosuolo", con i cedenti che si riservano i diritti del soprasuolo. Ricordiamo che soprasuolo e sottosuolo pesano per un 50 per cento ciascuno, basti vedere - ribadisce l’Associazione - la delibera di alcuni anni fa del Comune di Fivizzano con cui furono calcolati gli indennizzi per la realizzazione delle opere a corredo della Grotta di Equi. Il Comune di Fivizzano individuava la Walton come "proprietaria del sottosuolo", e le corrispondeva il 50 per cento dell'indennità complessiva; il resto, ai titolari del "soprasuolo"».

Secondo l’Associazione, questa distinzione fra sottosuolo, ceduto alla Walton, e soprasuolo, rimasto in capo ai cedenti degli anni fino al 1929, ha un’altra conseguenza che, se fosse riconosciuta in tribunale in una delle varie cause in essere, avrebbe effetti dirompenti: «Gli eredi di coloro che cedettero le quote di sottosuolo - sottolinea l’Associazione - sono tuttora a tutti gli effetti soci della Comunione per la parte di soprasuolo, sono eredi e comproprietari, quindi hanno anche diritto a riscuotere gli arretrati».

Come abbiamo scritto più volte, si tratta di una vicenda intricata, sulla quale vi sono intrecciati ricorsi e controricorsi nelle aule del tribunale. E preso potrebbero aggiungersi altre carte bollate. L’Associazione infatti non esclude di predisporre un esposto, nei confronti della Walton, nel quale chiedere alla magistratura - spiegano - «di fare luce su tutta la gestione degli utili e del loro riparto. Crediamo che ci siano aspetti che la magistratura debba valutare, come ad esempio le trattenute per il pagamento degli avvocati».

(m.b.)

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