Il Tirreno

«Bruno, un uomo sereno che si dedicava agli altri»

«Bruno, un uomo sereno che si dedicava agli altri»

Addio commosso e partecipato a Mannella, precipitato sul Monte Sagro Gli amici volontari della Misericordia hanno portato a spalla il feretro

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MASSA. Il feretro di Bruno Mannella, il quarantenne precipitato in un canalone sul monte Sagro, è arrivato ieri pomeriggio alla chiesa di San Pio X per l’ultimo saluto, alle 15,30, sulle spalle dei volontari della Misericordia, l’associazione nella quale lo stesso Bruno prestava servizio da ormai un anno. I colleghi lo hanno caricato sulle proprie spalle all’incrocio fra via Marina Vecchia e via Volta e poi hanno percorso a piedi tutta la strada fino alla parrocchia dove sarebbe stata celebrata la messa.

Un omaggio, un segno di riconoscimento a quell’uomo che ha dedicato la sua vita all’altro, saltando da un’associazione di volontariato all’altra, sempre con un sorriso pronto per tutti. Dietro al feretro la madre, la sorella, il fratello e la compagna, chiusi nel loro indescrivibile dolore. Ad attenderlo, invece, davanti alla parrocchia, tantissime persone. C’erano due ambulanze della Misericordia, gli amici più stretti, i conoscenti, gli ex operai Eaton – l’azienda dove Bruno ha lavorato per dieci anni – alcuni colleghi della Termo Meccanica di La Spezia, dove stava attualmente lavorando e ciclisti - Bruno era anche giudice Uisp. Tra i presenti, c’era chi nascondeva le lacrime dietro gli occhiali da sole, chi, invece, le strozzava nel silenzio. Tutti storditi, però, dall’incredulità di fronte a una morte così inaspettata e prematura. E così, ovviamente, ingiusta. Bruno aveva solo quarant’anni, era sano e pieno di vita. Amava la vita, amava l’altro e lo dimostrava quotidianamente. I suoi ex colleghi della Eaton nel ricordarlo, ieri, dicevano: «era il ragazzo più sereno che avessimo mai conosciuto. Era impossibile litigare con lui, nemmeno sul lavoro dove notoriamente l’ambiente è stressante. Perché proprio a lui doveva capitare?».

Durante la messa hanno preso parola anche i volontari della Misericordia. «È entrato nella nostra confraternita – ricordano – in punta di piedi, come in punta di piedi è rimasto tutto l’anno trascorso con noi. Non ha mai detto di no, non hai mai saltato un servizio. Sempre pronto a dare tutto quello che aveva agli altri nella sua infinita generosità. Non ci ricorderemo solo il suo sorriso. Ci ha lasciato molto e siamo sicuri che con tutto quello che ha fatto in terra ci sarà un posto magnifico da qualche parte per lui».

Un discorso che non poteva non commuovere, lasciando in tutti una sensazione di speranza. Quella speranza richiamata anche da Don Alvaro durante la sua omelia. «Di fronte a queste morti improvvise – dice il parroco – non ci rimane che sperare che esista davvero qualcosa dopo questa vita terrena, dove Bruno possa vivere ancora». Finisce la messa e il carro funebre riparte per l’ultimo viaggio di Bruno. Tutti lo guardano con dolore straziante e gli danno l’addio.

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