Gioco
«Mio fratello mi ha preso 800 milioni di lire» Lite tra due anziani finisce davanti al giudice
Il processo, iniziato ieri a Massa, vede protagonisti un uomo e una donna, di una certa età, fratello e sorella per l'anagrafe. Lei, Fedra Musi, tra poco ottantacinquenne, lui, Vincenzo Musi, di dieci anni più giovane
MASSA. Il processo, iniziato ieri a Massa, vede protagonisti un uomo e una donna, di una certa età, fratello e sorella per l'anagrafe. Lei, Fedra Musi, tra poco ottantacinquenne, lui, Vincenzo Musi, di dieci anni più giovane. Le loro vite, dopo l'infanzia trascorsa in un paesino delle colline pisane si sono separate. Vincenzo ha aperto un'attività nella provincia apuana, Fedra si è sposata con un americano ed è andata a vivere negli States. E lì c'è rimasta per decenni, finché il consorte non è morto. A quel punto ha sentito nostalgia della sua Toscana e soprattutto della riviera apuana. Così ha deciso di tornare a vivere nel Belpaese, acquistando una villetta tra Marina di Massa e il Cinquale. Gli ottocento milioni di lire (l'euro non era ancora arrivato) richiesti non erano un problema, semmai lo era la distanza perché lei doveva risolvere alcune cose prima di fare armi e bagagli. Ma è bastato telefonare al fratello per togliersi l'ultimo cruccio: Vincenzo sentita l'idea della sorella si è detto più che felice di darle una mano. Anzi, di fare praticamente tutto lui. Aveva bisogno di far vedere che poteva saldare l'agenzia e i proprietari della villa senza chiedere né mutui né prestiti e ha chiesto alla sorella di cominciare a trasferire le centinaia di milioni sul conto del nipote. Ha contattato il notaio e ha firmato il rogito forte della procura di Fedra. Il fratello a quel punto le ha chiesto una cosa che sembrava logica, ma che adesso è diventata il motivo del contendere: firmare una decina di fogli in bianco per poter sbrigare le pratiche di allacciamento di luce, gas ed altri servizi (compresa la residenza) senza la necessità di doverla contattare ogni volta. Uno di questi fogli, secondo l’accusa, è diventata una falsa ricognizione di debito per l'ammontare di più di mezzo miliardo del vecchio conio, servito in parte a comprare l'immobile e a ristrutturarlo. Denaro che Vincenzo rivuole. Così quel documento lo ha usato per presentare un decreto ingiuntivo contro la sorella. Anni dopo il rogito che aveva coronato il sogno della donna.
Lei si accorge di quello che stava accadendo da una notifica del decreto ingiuntivo e perché mette in vendita l'immobile. Trova l'acquirente - del resto la casa è davvero bella -, ma il corrispettivo non è andato a lei perché congelato per quella pendenza giudiziaria. Ieri il notaio Dalle Luche ha confermato il racconto della donna e anche lei ha spiegato al giudice Sgambati quello che era accaduto col fratello. Insomma Balatri ha messo a segno un buon punto. Prossima udienza il 17 luglio.
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