Il dolore
Una nuova compagna e un nuovo lavoro «Bruno era forte»
Faceva il pendolare da Massa a La Spezia senza lamentarsi Da poco la passione per la montagna, prima c’era il mare
MASSA. Una passione che gli era nata da pochi mesi quella della montagna a Bruno Mannella, l’operaio quarantenne volato giù dal monte Sagro ieri mattina. Prima si divertiva a fare immersioni, soprattutto sul versante spezzino. Da un estremo all’altro, anche se la sua indole era tutt’altro che spericolata. Da quando aveva scoperto come era bello stare lassù sulle Apuane chiedeva spesso agli amici di organizzare un’escursione, bastava una giornata di sole e un permesso dal lavoro. Amava i monti, soprattutto perché gli avevano fatto dimenticare la morte del babbo, Piero, scomparso un annetto fa per una brutta malattia. Si era ripreso dopo un comprensibile momento di sconforto. Ed era ripartito, così come aveva fatto quando era finito il suo matrimonio e aveva trovato la compagna che ieri pomeriggio piangeva all’obitorio.
Ma Bruno era fatto così, uno che non si lamentava mai e soprattutto uno che guardava sempre avanti. Senza voltarsi indietro. Alla Eaton era entrato nel 1995, dopo aver frequentato l’Ipsia Barsanti, e se ne era andato nel 2008 approfittando degli incentivi che la multinazionale aveva messo a disposizione di chi la aiutava a snellire l’organico. Era uno bravo, a dirlo sono gli ex colleghi facendo capire che le loro non sono parole di circostanza. Quel gruzzoletto della buonuscita gli era servito per ricominciare. Aveva trovato anche un altro impiego, alla Termomeccanica spa di La Spezia, azienda che realizza pompe idrauliche e compressori. Faceva il pendolare, ma non gli pesava perché l’importante per lui era tornare nella sua città. In via Sottopoggiolo, a pochi metri da dove abita ancora la mamma Alberta. Dalla città ligure sono arrivati i ragazzi che avevano imparato ad apprezzarlo per la sua competenza. E piangevano a dirotto.
Non aveva figli, un matrimonio alle spalle e tanta voglia di vivere. La sua nuova compagna ieri pomeriggio era distrutta. Con lei c’era un collega di lavoro di Bruno e un’amica. Inutile avvicinarsi, gli estranei sono rimasti alla larga per rispettare il suo dolore. Così i giornalisti. A parlare è un operaio della Termomeccanica, arrivato per primo all’obitorio. Praticamente insieme alla salma. «Un ragazzo fantastico», ha detto alle operatrici sanitarie prima di scappare via in lacrime.
Sul suo profilo Facebook non ci sono frasi ad effetto, perché la sua bacheca la teneva nascosta a chi non era suo amico nel social network. Solo una ragazza lo rimprovera bonariamente. L’immagine del profilo però fa capire che la passione per le montagne era diventata davvero forte: lui ha lo zaino in spalla e guarda l’orizzonte. Forse è quello che ha fatto pochi attimi prima di finire in quel canalone.
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