Il Tirreno

L’aperitivo è al Castello: nasce il punto ristoro

Un bando per l’assegnazione del servizio nei giorni e negli orari di apertura E, per permettere ai massesi di usufruirne, nasce anche il biglietto annuale

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MASSA. Gli vogliamo bene tutti, ma lo avvertiamo, spesso, come un convitato di pietra: ti guarda dall’alto, forte della sua mole e del suo passato. Come se volesse ricordarti che c’è e merita di più. Chiede e non ha torto: identità e storia passano da lì, dai merli del castello, dal piccolo ponte levatoio, da quel cipresso di fronte all’ingresso che gli conferisce un tono iconografico.

Il Castello è a due passi, dalle piazze, dal cuore della città, eppure ne rimane isolato, separato, una frattura non semplice da sanare. Qualcuno ci ha provato lanciando l’idea (naufragata) di una scala mobile, qualcuno quella di un bus navetta. L’amministrazione punta le sue carte su un bar, o meglio, su un punto ristoro. Il concetto è immediato: se salgo alla rocca per una mostra o - molto più semplicemente - per godermi il tramonto, ma non trovo neppure un posto in cui sedermi e ordinare un bicchiere d’acqua, beh allora la valorizzazione artistica ha parecchia strada da fare.La giunta Volpi parte da qui: da un bando, gestito dall’Istituto Castelli, per l’affidamento del punto ristoro. Insomma - per andare al sodo - dal 29 di questo mese, negli orari di apertura del castello, anche il bar deve alzare “la serranda” e ricevere i turisti. Non una tamtum, come è accaduto, ma sempre. Chi sale per amore dell’arte, magari apprezza anche una bibita, chi sale per un aperitivo al tramonto, magari scopre che happy hour e cultura possono andare d’amore e d’accordo. In effetti dal 15 giugno al 1 settembre, il ponte levatoio si abbassa dalle 10,30 alle 13 il mattino e dalle 17,30 alle 24. Tradotto: un salto al fresco del Castello, tra amici, per gustarsi un prosecco ci sta tutto. Del resto - per dirla con le parole di Mauro Fiori, assessore alla cultura- «se vogliamo rendere vivo il Castello è impensabile non trovare una bottiglietta d’acqua quando hai sete».

Leggendo il bando, però, scopri che c’è qualcosa di più, almeno nelle intenzioni: chi si propone per la gestione del servizio deve dare la piena disponibilità alla «realizzazione di buffet negli spazi eventualmente concessi in affitto per eventi, matrimonio, congressi». Bene, rimane un nodo da scogliere: per varcare la soglia del Castello c’è da pagare il biglietto. Ecco allora l’idea: un “abbonamento” annuale per i massesi per cui, pagata una cifra forfettaria, puoi goderti arte, panorama, iniziative e serate al punto ristoro (all’interno delle mura).

Ancora da definire l’importo, ma la logica è quella della massima fruibilità: «Se vogliamo - spiega l’assessore Fiori - che il castello sia davvero parte della città, dobbiamo non soltanto rispondere alle esigenze basilari dei visitatori (la bottiglietta d’acqua), ma fare in modo che i cittadini non siano costretti a pagare ogni volta i 5,50 euro». Un primo passo - almeno nelle intenzioni - per la valorizzazione del castello. Un punto ristoro che sia nelle dimensioni, nelle modalità e nelle proposte coerente con la natura del luogo e - questa la vera sfida - iniziative che attraggano, che spingano i massesi a qualche metro di salita. Non sempre e non soltanto grandi eventi, ma manifestazioni di richiamo o in grado di sottolineare la piacevolezza del luogo. Il resto lo farà la bravura di chi si aggiudicherà il bando. L’amministrazione, intanto, in attesa del 19 marzo, con l’Istituto valorizzazione Castelli lavora alla mostra sull’arte africana: 300 opera regalate da Julio Silva alla città che cercano spazio nella casa dei Malaspina. (C.S.)

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