Il Tirreno

Gli ex colleghi in lacrime

Quelli della Eaton piangono: «No, non può essere Mannella»

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Erano in assemblea gli ex colleghi della Eaton di Bruno Mannella, l’operaio morto ieri mattina precipitando dal monte Sangro. La notizia della tragedia arriva al telefono a Gioacchino Pitanti, rappresentante sindacale a capo di mille battaglie per queste tute blu soggiogate da una multinazionale americana che ha deciso di interrompere la produzione. «Certo che lo conoscevamo Mannella - dice con un filo di voce Pitanti -. Era uno di noi, uno davvero sveglio in catena di montaggio. Era talmente bravo che lo avevano assegnato al progetto Monaco, in pratica realizzava un componente di un cambio sequenziale che era all’avanguardia. Tanto all’avanguardia che hanno deciso di accantonarlo, un attimo prima che diventasse indispensabile per tutti i cambi meccanici».

Ma Pitanti non vuole fare polemiche, vuole parlare di un amico che non c’è più: «Lo conoscevo poco, ma gli altri mi hanno raccontato chi era e ho inquadrato la persona. Se ne era andato prima della cassa integrazione e della mobilità. Era giovane e aveva approfittato degli incentivi che la Eaton aveva messo a disposizione di chi lasciava il lavoro volontariamente. Aveva avuto ragione perché l’impiego lo aveva trovato alla Termomeccanica e anche lì aveva dimostrato le sue capacità».

Il sindacalista ha interrotto l’assemblea per andare a portare l’ultimo saluto all’operaio. Con lui anche altre tute blu della Eaton che sono arrivate alla spicciolata: «È davvero brutto quello che è successo - racconta un quarantenne -. La montagna era una sua passione da pochi mesi, prima Bruno andava a fare le immersioni. Lo avevo visto qualche settimana fa, mi aveva detto che era felice sia per il lavoro sia perché aveva trovato una compagna che lo amava. La vita è davvero tremenda, quando pensi di aver toccato il massimo il destino ti volta le spalle. Vedremo di fare una raccolta di soldi, li daremo alla sua ragazza. Ne parleremo tra di noi, non è un momento facile per nessuno, ma bisogna dare un sostegno a questa donna».

La mamma di Mannella Alberta, 73 anni, fino alle 17 all’obitorio non si è vista. La donna era molto provata per la scomparsa del marito Piero, padre di Bruno, e questa nuova mazzata potrebbe lasciare degli strascichi davvero pesanti sulla sua salute. Per questo non è stato semplice dirle quello che era successo. «Tutto sommato - dice un operaio che aveva lavorato con Mannella alla Eaton - il padre ha avuto la fortuna di andarsene prima del figlio, una cosa del genere è meglio non viverla mai».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa