Sicurezza
Flop della normativa contro i ritardi nei pagamenti
La denuncia della Cna: solo il 17% riesce a riscuotere entro i termini contrattuali, il 2% se impiantisti
CARRARA. Pagamenti a 60 giorni quando il cliente è un’impresa, a 30/60 quando è una pubblica amministrazione: l’intenzione - come ricorda Cna in un articolato documento - «era buona, gli effetti purtroppo meno». Scrivono gli artigiani: «Fa flop – almeno per ora – la tanto attesa normativa che avrebbe dovuto contrastare i ritardi di pagamenti nei confronti delle imprese. Poco più di anno dopo dalla sua entrata in vigore del Dlgs 192/2012 che avrebbe dovuto recepire la nuova direttiva comunitaria solo il 17% riesce a farsi pagare entro i termini contrattuali. Percentuale che scende al 2% se prendiamo il settore delle costruzioni e degli impiantisti. Il peggiore pagatore è la Pubblica Amministrazione che viola apertamente le prescrizioni previste dalla normativa: le imprese denunciano, in questo caso, una dilatazione dei temi nel 97% dei casi. Male anche commercio e imprese non commerciali che pagano entro la scadenza pattuita rispettivamente nel 14% e nel 20% dei casi».
Ad evidenziarlo è una ricerca del Centro Studi di Cna dedicata a “I pagamenti fra imprese” (info su www.cna-ms.it) dalla quale emerge la situazione è addirittura peggiorata con l’87% delle imprese che segnala un peggioramento delle condizioni di pagamento dopo l’introduzione dellanormativa.
«Ad oggi – spiega Paolo Bedini, Presidente Provinciale Cna – la normativa si sta dimostrando completamente inefficace ed inutile. 9 imprese su 10 denunciano un peggioramento ed un conseguente allungamento nei tempi di pagamento; solo il 13% ha registrato miglioramenti nelle condizioni di pagamento».
Va un po’ meglio nel settore della meccanica dove il 31% delle imprese vanta tempi di pagamento effettivi entro i limiti definiti nei contratti così come sono sopra la media le tempistiche per l’alimentare, il legno, l’arredo e le altre attività del manifatturiero. «Anche le imprese solide, con fatturati positivi e significativi, sono state costrette a sacrifici enormi per restare a galla se non purtroppo a chiudere a causa dei mancati incassi che uniti alla stretta creditizia hanno reso impossibile ilpagamento delle retribuzioni, forniture, utente e adempimenti vari. «I ritardi nei pagamenti – spiega ancora Bedini - accentuano ed aggravano gli effetti della crisi. Dall’applicazione di questa normativa passa un pezzo del futuro di almeno una impresa su due».
Secondo Cna, «che la normativa goda di scarsa considerazione (e stima) è evidente in un altro dato: appena il 12% delle imprese fissa il termine di pagamento a 60 giorni. E malgrado la possibilità di richiedere gli interessi di mora, il risultato non sembra essere diverso poiché 9 su 10 (89%) non sfrutta ne questa, ne altre forme di rivalsa nei confronti de clienti inadempienti». «Una piccola impresa cerca di tutelare e dare continuità al rapporto con il cliente – spiega Cna – evitando azioni forzose ed attriti. La paura di perdere il cliente o una commessa è chiaramente un limite per la parte debole. Per le imprese».
«La scarsa fiducia nei confronti della giustizia civile ed i tempi necessari per vedere riconosciuto quello che sarebbe un diritto – spiega Paolo Ciotti, Direttore Provinciale Cna – stanno rendendo inutile questa normativa che, al contrario, potrebbe essere uno strumento valido ed importante per le imprese. Ancora una volta sono le imprese a pagare il prezzo più alto». In estrema sintesi per il 77% delle imprese il provvedimento non ha modificato le abitudini di pagamento della clientela. Si è rivelato dunque inefficace.
«Per una impresa su cinque (21%) le abitudini di pagamento si sono modificate – conclude Ciotti - ma solo in maniera parziale mentre è quasi nulla la quota di imprese (2%) che ha osservato cambiamenti nelle abitudini di pagamento della clientela nell’ultimo anno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google