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«Alibani si aggiudicò l’appalto con una proposta irrisoria »

«Alibani si aggiudicò l’appalto con una proposta irrisoria »

MASSA. Il forno crematorio del Mirteto fin da subito è stato un problema per il Comune. Lo si capisce leggendo le motivazioni della sentenza del processo sulle cremazioni fantasma. I giudici...

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MASSA. Il forno crematorio del Mirteto fin da subito è stato un problema per il Comune. Lo si capisce leggendo le motivazioni della sentenza del processo sulle cremazioni fantasma. I giudici disegnano uno scenario davvero inquietante che mette in cattiva luce l’amministrazione, che ha ignorato le condizioni dell’impianto. L’importante era affidare un appalto al ribasso per la gestione dei servizi cimiteriali. «Si può ritenere che Renato Alibani - scrive il collegio - abbia concepito Euroservizi come lo strumento per trarre un profitto illimitato con l’impiego di mezzi che egli sapeva essere irrisori; l’importante era assumere servizi in appalto, prendere in gestione il massimo numero possibile di cimiteri quando era evidente che il personale comandato non poteva assicurare gli standard richiesti per il servizio e il forno crematorio non poteva cremare più di quattro salme al giorno. In queste condizioni, non è rilevante che Alibani abbia detto oppure no a Pucci o a Guerra (due operai della cooperativa), che pure andò a parlare con lui, di introdurre più bare nel forno crematorio o di aspettare il completamento dell’operazione per avviare un’altra cremazione, perché tutta la filosofia della gestione impressa dall’amministratore di Euroservizi consisteva appunto nel massimo risparmio di energie per assicurare all’impresa il maggior profitto rispetto alle energie impiegate, e prevedeva quindi, anche implicitamente, che anche le operazioni cli cremazione venissero effettuate con qualunque modalità, anche violando la legge, purché si riuscisse a smaltire tutte le salme che giungevano al forno».

E continuano: «Dunque, ricorrono i presupposti per affermare la penale responsabilità di Alibani nella commissione del reato contestato (l’associazione). La società Euroservizi era lo strumento per la realizzazione del programma criminoso. Le istruzioni di Alibani passavano, attraverso Pucci e Ceccarelli, agli altri operai. Le cremazioni multiple, la dispersione di ceneri, il depezzamento di cadaveri costituivano la prassi operativa seguita fin dall’avvio del forno crematorio, almeno fin dall’ottobre 2004, costituivano il normale modo di lavorare, di concepire la gestione dell’impianto di cremazione nel cimitero del Mirteto, il sistema accettato da tutti, integravano il programma che doveva eseguirsi giorno per giorno. Tutti gli altri, Guerra Maurizio, Grassi Marco, Dell’Amico Piero, Dazzi Alessandro, Pelletti Luca, Carmagnola Silvano, insieme a Rizzi Giancarlo e Montaresi Silvano, sono stati resi partecipi del disegno voluto da Alibani e corroborato da Pucci Enzo Raffaello e da Ceccarelli Ernesto».

I giudici hanno però assolto dal reato di associazione l’ex funzionario che si occupava dei cimiteri, Renzo Fialdini. E quindi questo in realtà assolve anche il Comune, anche se l’amministrazione aveva il dovere di vigilare. Ecco come conclude il collegio le sue motivazioni in merito: «Non è stato provato che Fialdini sapesse delle cremazioni multiple e di altri fatti.

Occorre pure evidenziare che il funzionario non aveva alcun interesse diretto nell’attività di Euroservizi, Pur avendo il tribunale riconosciuto la sua responsabilità penale per altri fatti determinati le false attestazioni), non ritiene che egli fosse partecipe, ad alcun livello, del programma criminoso concepito e attuato da Alibani e dagli altri attraverso la società Euroservizi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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