Il Tirreno

Processo cremazioni, «nessuna corruzione»

Processo cremazioni, «nessuna corruzione»

Il collegio presieduto dal giudice Puzone spiega condanne e assoluzioni E chiarisce: l’Alfa fu acquistata da Fialdini senza alcun aiuto da Alibani

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MASSA. Depositata la sentenza del processo sulle cremazioni del Mirteto. Il collegio, presieduto dal giudice Paolo Puzone, in 236 pagine spiega come è arrivato alle conclusioni lette in aula il 9 dicembre. I tre magistrati argomentano i punti che più hanno lasciato perplessi tre mesi fa, soprattutto l’assoluzione dell’ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta. L’accusa non l’aveva mandata giù. Così come non aveva condiviso il mancato abuso d’ufficio di Renzo Fialdini. Argomenti che probabilmente saranno oggetto di appello. Ma per saperlo occorre attendere i 45 giorni di tempo a disposizione dei ricorrenti. Un conto alla rovescia iniziato il 4 marzo.

La condanna di Fialdini. Renzo Fialdini, nella veste di responsabile dell’ufficio di polizia mortuaria, doveva rispondere di tre ipotesi di reato, tutte in forma continuata, e cioè omessa denuncia di reato, falso in certificazioni e abuso d’ufficio, in relazione alle condotte da lui tenute nel triennio 2006 - 2008 in favore di Renato Alibani, amministratore di Euroservizi Srl. Il collegio presieduto da Puzone ha riconosciuto solo il falso (le due attestazioni a favore della cooperativa del 20 luglio 2006 e 17 aprile 2008), assolvendolo dagli altri capi di imputazione. Soprattutto dall’abuso d’ufficio. Ecco perché: «Fialdini non può essere ritenuto colpevole di abuso d’ufficio o di altre ipotesi di reato per non aver tenuto i registri perché non era lui a doverli redigere; si trattava di un compito legittimamente delegato, per una decisione riconducibile agli organi politici del Comune di Massa, prima a Massa Servizi poi a Euroservizi. Certamente la mancata tenuta dei registri ha precluso qualunque possibilità di controllo, poiché ha impedito di conoscere quando Euroservizi ha proceduto a cosa, e quindi in questo caso quando ha proceduto all’ultima campagna di esumazione prima del rinvenimento dei rifiuti sugli scarrabili. La violazione è stata perpetrata da Euroservizi e Fialdini poteva controllare in ogni momento, perché ciò rientrava nel suo potere discrezionale. Tuttavia, ciò rileva sul piano della ricostruzione dei rapporti fra Fialdini e Alibani. Non si possono configurare ipotesi di abuso d’ufficio né per gli omessi controlli né per violazìone della norma penale per superamento del termine dell’anno per il deposito temporaneo. Sta di fatto che Fialdini non ha operato diligentemente su un piano prettamente amministrativo perché altro avrebbe dovuto fare nell’interesse dell’ente al quale apparteneva e della collettività e ha ragionato nel senso di «comporre” la controversia con una persona che conosceva e che frequentava (Renato Alibani)».

No corruzione Fialdini-Alibani. Secondo l’accusa Alibani aveva corrotto Fialdini regalandogli una somma di denaro per acquistare un’automobile (la famosa Alfa 156 usata di proprietà di Pierluigi Iardella). Durante il dibattimento sono stati sentiti dei testi che hanno confermato di essere a conoscenza del fatto (soprattutto Enzo Raffaello Pucci, il braccio destro di Alibani al Mirteto) ma non è mai stata trovata la prova che questo sia avvenuto. Anzi, dalle indagini condotte sui conti di Fialdini è emerso che era una spesa congrua nelle sue possibilità e soprattutto attinente al suo tenore di vita. Ecco cosa dicono i giudici in proposito: «Non vi è alcuna prova che Alibani abbia fatto da intermediario fra lardella e Fialdini perché il primo regalasse la vettura al secondo; non vi è neanche la prova che Alibani abbia fornito a F’ialdini la somma necessaria per l’acquisto della vettura. Non è stata data dimostrazione di alcun intervento che Alibani abbia svolto perché l’offerta della vettura Alfa 156 fosse particolarmente vantaggiosa per Fialdini; lardella è stato chiaro nel senso che il prezzo di euro 5.000,00 lo ha stabilito lui, sulla scorta della valutazione fornita dal concessionario. Dunque non è stata raggiunta alcuna prova del reato di corruzione contestato a Fialdini e Alibani».

L’assoluzione di Calzetta. L’ex ufficiale dei carabinieri era accusato di concorso esterno nell’associazione capeggiata da Alibani. A carico del militare in pensione c’era la testimonianza di Patrizia Caeta, sua amica, e una serie di telefonate effettuate da Calzetta ai carabinieri dei Nas per informarsi sull’indagine. Nessuna delle sue condotte però secondo il tribunale è andata contro la legge: «Di fatto, non si sa quale risultato abbiano ottenuto questi sforzi e cioè se la società Euromultiservice (la nuova società tra Alibani e Calzetta, ndr) o altra società abbia effettivamente svolto un’attività, acquisito una collaborazione, assunto qualsivoglia servizio in appalto. Anche considerando l’altro ambito in cui si è svolta l’azione di Calzetta, non pare che costui abbia avuto un ruolo incisivo. Calzetta ha telefonato a un paio di colleghi e ogni suo tentativo di sapere è stato troncato sul nascere dal rispetto del segreto sulle indagini».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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